Silver economy vale 200 miliardi in Italia, boccone ghiotto per le aziende

6 Febbraio 2020, di Mariangela Tessa

L’Italia invecchia e, di conseguenza, aumenta la domanda generata dalla fascia più anziana della popolazione. La spesa degli over 65 nel nostro Paese vale 200 miliardi, quasi un quinto dell’intero ammontare dei consumi delle famiglie. E nel 2030 la quota varrà circa il 25% del totale e nel 2050 il 30%. Lo rileva l’ultima analisi pubblicata dal Centro Studi Confindustria, nel quale si fa luce sulle potenzialità per le imprese, e più in generale per il sistema economico, rappresentato dalla Silver Economy.

Quando si parla dei consumi riferiti agli over 65 – spiegano Massimo Rodà e Francesca G.M. Sica, i due autori della ricerca – generalmente si fa riferimento alla quota di spesa pubblica per il capitolo “vecchiaia” (che vale circa il 27% del totale). Ma non si tiene conto della spesa privata per domanda di servizi domestici di assistenza e cura che è a carico delle famiglie e che da occupazione a circa 1,6 milioni di persone (nella veste di badanti e personale domestico).

In realtà gli ambiti che compongono l’economia della terza età sono più numerosi e rappresentano una fonte importante di domanda potenziale e quindi un’opportunità per il sistema economico.

Gli over 65 si caratterizzano per: un consumo pro-capite medio annuo più elevato, 15,7mila euro (contro i 12,5 per gli under 35); un reddito medio più alto, 20mila euro (a fronte di 16mila degli under 35); una maggiore ricchezza reale pro-capite, 232mila euro (vs 110mila); una solidità finanziaria superiore, con 1 anziano su 10 indebitato (a fronte di quasi 1 su 3 tra gli under 40); un’incidenza della povertà inferiore della metà rispetto agli under 35 (13% vs 30%); una resilienza al ciclo economico in quanto il reddito medio annuo degli over 65, tra le diverse fasce d’età, è l’unico ad avere superato i livelli pre-crisi.

Gli anziani in salute, segmento appetibile per le imprese

Diverse aziende stanno ritarando i propri prodotti, beni o servizi, a misura di anziano. Il punto cruciale, dunque, non è tanto invecchiare, ma invecchiare “bene”. In Italia, da questo punto di vista la situazione è favorevole: l’indicatore “speranza di vita a 65 anni” è di 21 anni, mentre secondo quello “senza limitazioni nelle attività”, un sessantacinquenne avrebbe in media davanti a sé 9,9 anni di vita in salute.

La sfida demografica

Negli ultimi decenni la popolazione mondiale è cresciuta rapidamente, è divenuta più longeva. Nel 2018 la popolazione mondale ha raggiunto i 7,6 miliardi di persone. L’80% degli over 65 vive nelle 20 economie maggiormente sviluppate che producono l’85% del PIL mondiale.

Entro il 2030 il numero degli over 65 il miliardo (da 674 milioni nel 2018), vale a dire oltre 1 over 65 ogni 10 abitanti.

L’invecchiamento della popolazione – si legge- è una delle sfide più importanti per molti sistemi economici, soprattutto per l’Italia, che si caratterizza per una popolazione mediamente molto longeva (83 anni).

In Italia nel 2018 la popolazione con età superiore a 65 anni era pari a 13,6 milioni di persone (22,8% del totale), in aumento dell’11% rispetto al 2012. In particolare la fascia dei più anziani, gli over 80, è molto numerosa (circa 4,2 milioni di individui) e rappresenta il 7% della popolazione italiana.

Il numero di over 65 è previsto aumentare ininterrottamente fino al 2047, quando sarà pari a quasi 20 milioni di persone, e negli anni successivi è stimata ripiegare marginalmente fino a raggiungere nel 2066 i 17,8 milioni. La quota sul totale della popolazione nazionale è vista in aumento fino al 2050 e poi stabilizzarsi intorno al 34%.