Sileoni (Fabi): “UniCredit come ex Ilva: Mustier chiederà uno scudo penale?”

3 Dicembre 2019, di Alessandra Caparello

Ottomila tagli e 500 filiali chiuse nel piano industriale 2020-2023 svelato oggi da Unicredit. Un piano lacrime e sangue che porterà per l’istituto guidato da Jean Pierre Mustier risparmi per un miliardi di euro.

Sileoni: “UniCredit rischia di essere mangiata al primo passaggio di squalo “

Jean Pierre Mustier farà come Lakshmi Mittal per la ex Ilva di Taranto: chiederà uno scudo penale per Unicredit?.

Questo si chiede il segretario generale della Fabi, la Federazione Autonoma Bancari Italiani, Lando Maria Sileoni, commentando il piano industriale di Unicredit Team 2023 presentato questa mattina.

Nel nuovo piano non è prevista alcuna assunzione e Unicredit è una banca nella quale le lavoratrici e i lavoratori hanno già fatto molti sacrifici: gli 8.000 esuberi inseriti nel nuovo piano industriale si andrebbero ad aggiungere ai 26.650 posti di lavoro tagliati a partire dal 2007. Stesso discorso per gli sportelli: ne sono stati chiusi 1.381 e Mustier ne vorrebbe chiudere altri 500, recidendo ancora di più il rapporto con la clientela e il legame col territorio.
Non c’è da sorprendersi per gli 8.000 esuberi, adesso proveranno addirittura a dire che sono 2.000 in meno rispetto a quei 10.000 che la stessa banca ha fatto filtrare a fine luglio. Ma il giochetto è banale e si smascherano da soli. Il piano industriale così com’è non può nemmeno essere preso in considerazione.

Mustier non ha realizzato un progetto che guarda alla crescita, allo sviluppo e al futuro, ma ha creato le condizioni per tagliare i costi così da aumentare gli utili che non riesce a produrre industrialmente, che in quattro anni saranno di 17 miliardi, e distribuire dividendi per 8 miliardi. La banca è destinata a galleggiare col rischio di essere mangiata al primo passaggio di squalo. Sono pronto a confrontarmi pubblicamente, anche in uno studio televisivo, con Mustier e chiedo alla politica di intervenire nell’interesse del Paese.

Anche Emilio Contrasto, Segretario Generale di UNISIN/CONFSAL – Unità Sindacale Falcri / Silcea / Sinfub, afferma senza mezzi termini che “il Piano così come proposto è inaccettabile”.

Non può e non dovrà essere una nuova macelleria sociale, i Lavoratori ed il Sindacalo si ribellerebbero e la clientela non lo sopporterebbe: 8.000 esuberi nel Gruppo di cui altri 5.500 solo in Italia (6.000 considerato il vecchio piano) e 450 filiali da chiudere nel nostro Paese sono dati impresentabili”.
“Le scelte già compiute dal CEO Mustier – spiega Contrasto – destano forte preoccupazione: si cerca di patrimonializzare un gruppo così importante, magari per favorire nuove aggregazioni transnazionali, attraverso cessioni di asset strategici e altamente redditizi, come è già avvenuto con Pioneer e Fineco, la vendita del patrimonio d’arte della Banca e continuando a chiudere filiali ed a tagliare in maniera indistinta sui costi del personale.
Iniziative di questo tipo non sono un buon segnale in termini di visione prospettica sul nostro Paese, e anche questo è  inammissibile. Il Sindacato tutto non accetterà misure draconiane e reagirà in modo compatto”.