Selezionata la app di tracciamento della fase 2, si chiamerà Immuni e sfrutterà il Bluetooth

17 Aprile 2020, di Mariangela Tessa

Si chiamerà Immuni l’app che, nelle intenzioni nel Governo, servirà a tenere sotto controllo la diffusione del virus durante la Fase 2.

Sarà “un pilastro importante nella gestione della fase successiva dell’emergenza”, la sperimentazione avverrà in alcune regioni pilota, poi verrà estesa, ha spiegato Domenico Arcuri, Commissario per l’emergenza, che ha firmato oggi l’ordinanza con la quale si dispone “di procedere alla stipula del contratto di concessione gratuita della licenza d’uso sul software di contact tracing e di appalto di servizio gratuito con la società Bending Spoons Spa“.

L’app ha partecipato alla selezione del ministero dell’Innovazione dove sono arrivate oltre 300 proposte. Si basa sul bluetooth (ma è adattabile anche al Gps) principio cardine su cui si muove l’Europa.

L’augurio, dice Arcuri, è che ci sia “una massiccia adesione volontaria dei cittadini”.

L’ordinanza ha tenuto conto:

“che la società Bending Spoons Spa esclusivamente per spirito di soliderietà e, quindi, al solo scopo di fornire un proprio contributo, volontario e personale, utile per fronteggiare l’emergenza da Covid-19 in atto, ha manifestato la volontà di concedere in licenza d’uso aperta, gratuita e perpetua, al commissario straordinario per l’attuazione ed il coordinamento delle misure di contenimento e contrasto dell’emergenza epidemiologica Covid-19 e alla Presidenza del consiglio del ministri, il codice sorgente e tutte le componenti applicative facenti parte del sistema di contact recing già sviluppate.
Nonché, si legge ancora nell’ordinanza, per le medesime ragioni e motivazioni e sempre a titolo gratuito ha manifestato la propria disponibilità a completare gli sviluppi informatici che si renderanno necessari per consentire la messa in esercizio del sistema nazionale di contact racing digitale”.

Caratteristiche della app

La app Immuni sarà scaricabile su base volontaria e si compone di due parti. La prima è un sistema di tracciamento che sfrutta la tecnologia Bluetooth. In questo modo sarà possibile rilevare, attraverso la vicinanza di due smartphone, tutti gli incontri di una persona risultata positiva al Covid-19, in nodo da poter rintracciare e isolare i potenziali contagiati. Una volta scaricata, infatti, la app conserva sul dispositivo di ciascun cittadino una lista di codici identificativi anonimi degli altri dispositivi ai quali è stata vicino.

La seconda funzione è di svolgere la funzione di diario clinico,  in cui vengono salvate le informazioni più rilevanti del singolo utente (sesso, età, malattie pregresse, assunzione di farmaci) e che dovrebbe essere aggiornato tutti i giorni con eventuali sintomi e cambiamenti sullo stato di salute.

Proprio ieri, infatti, la Commissione Ue ha dettato le regole per il sistema di tracciamento: anonimato e niente geolocalizzazione, sì a bluetooth e volontarietà.

“I Paesi Ue stanno convergendo verso un approccio comune” con “soluzioni che minimizzano il trattamento dei dati personali”, scrive l’Europa nel documento stilato oggi in collaborazione con i governi. “I dati sulla posizione dei cittadini non sono necessari né consigliati ai fini del tracciamento del contagio” sottolinea Bruxelles, precisando che l’obiettivo delle app “non è seguire i movimenti delle persone o far rispettare le regole” perché questo “creerebbe rilevanti problemi di sicurezza e privacy”. Per mantenere l’anonimato, è previsto che le app utilizzino un ID (codice d’identificazione utente, ndr) “anonimo e temporaneo che consenta di stabilire un contatto con gli altri utenti nelle vicinanze”.