Sei nato tra il 1965 e il 1980? Ecco quanto prenderai di pensione

15 Novembre 2022, di Pierpaolo Molinengo

La pensione è il tarlo e la maggiore preoccupazione degli italiani. Questo avviene ogni volta che c’è una nuova crisi o quando l’inflazione arriva a livelli troppo alti. Basterà l’assegno previdenziale ad assicurare un tenore di vita dignitoso? Un timore che attanaglia soprattutto le nuove generazioni, ma anche quelli che non sono più giovani, ma hanno avuto una carriera tormentata e poco lineare.

A produrre le prime stime sull’ammontare della pensione della generazione nata tra il 1965 ed il 1980 ci ha pensato l’Inps, il quale ritiene che l’assegno possa essere pari a 750 euro al mese. Per arrivare a questo calcolo, l’istituto ha preso in considerazione un caso specifico, quello più comune: i lavoratori con un salario di 9 euro l’ora e con dei contributi versati per almeno 30 anni.

Purtroppo il trend delle pensioni è pesantemente in ribasso. La Generazione X, ossia i figli del boom economico, nati tra il 1965 ed il 1980, riceveranno delle pensioni più basse. Gli importi, come molti nostri lettori possono immaginare, sono drammaticamente collegati alla crisi occupazionale e agli stipendi medi. Pasquale Tridico, presidente dell’Inps, ritiene che questa stima possa preannunciare un vero e proprio dramma sociale.

Le cause della pensione troppo bassa

I dati presentati dall’Inps arrivano dal “XXI Rapporto annuale dell’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale”, che ha scattato una drammatica fotografia della situazione nazionale. In Italia gli stipendi sono fermi e vi è una mancanza di occupazioni stabili: un trend confermato nel corso degli ultimi 20 anni.

Non è la prima volta che Tridico punta l’indice contro le retribuzioni troppo basse oggi, che inevitabilmente andranno a condizionare le pensioni domani. Abbiamo visto in apertura che le stime dell’Inps si appoggiano su un calcolo specifico, ma le dinamiche degli stipendi seguono la direzione del caso preso in esame. Un giovane lavoratore di oggi, andrà in pensione con un assegno pari a 750 euro al mese se in possesso dei seguenti requisiti:

  • ha versato contributi per almeno 30 anni;
  • ha avuto salario pari ad almeno 9 euro all’ora;
  • è andato in quiescenza a 65 anni.

Questi dati, sicuramente non stupiscono, dato che al giorno d’oggi almeno il 32% dei pensionati percepisce un assegno inferiore a 1.000 euro al mese. Da tenere in considerazione che almeno il 23% dei contratti di lavoro sono a termine. Questi dati, senza dubbio, contribuiscono a confermare la stima media effettuata dall’Inps per una platea elevata di soggetti. Tridico ha inoltre sottolineato come sia necessario prevedere una maggiore flessibilità del sistema pensionistico:

“Bisognerebbe pensare a una combinazione e a una flessibilità che possa favorire le carriere instabili e i lavoratori fragili”.

Un assegno troppo basso è inevitabile

È bene precisare, comunque, che la stima effettuata dall’Inps è valida unicamente per il caso specifico che abbiamo visto. Nel momento in cui si varia un qualsiasi fattore in meglio o in peggio, la pensione può risultare più alta o più bassa. Purtroppo l’immagine che ne esce è quella di un vero e proprio dramma sociale. Secondo Tridico il vero problema non è tanto il calcolo della pensione, ma le politiche del lavoro.

L’Italia ha un record negativo: ha gli stipendi più bassi dell’Europa, soprattutto per i giovani e le donne. L’Ocse ha posizionato il nostro paese negli ultimi posti per la crescita degli stipendi medi reali, cioè al netto dell’inflazione, nel periodo compreso tra il 1990 ed il 2020.