Se la locomotiva tedesca si ferma, sono guai per l’export italiano: i settori più a rischio

22 Aprile 2020, di Mariangela Tessa

Una flessione di 7 punti percentuali del PIL tedesco, come previsto dal FMI per il 2020, si tradurrebbe in – 11 miliardi di euro di export dall’Italia verso la Germania (pari al 19% del totale del flusso di esportazioni).

E’ questa la stima prodotta da Nomisma in collaborazione con Cribis, analizzando l’impatto sull’export italiano che sarà provato dal rallentamento del colosso tedesco.

Lo studio ha indagato le diverse elasticità dell’export dei comparti italiani che esportano verso la Germania confrontandole a loro volta con la variazione del Pil tedesco registrato nel periodo 1995-2019; da qui la stima del calo previsto in 7 i punti percentuali.

“Nell’immaginario collettivo la Germania rappresenta il principale concorrente dell’Italia, ma la realtà è più complessa. Come sappiamo componenti, semilavorati, assemblaggi, scorrono da una Nazione all’altra e da un Continente a un altro”, evidenzia Lucio Poma Responsabile scientifico industria e innovazione di Nomisma. “Dall’analisi da noi condotta emerge come, oltre alla competizione, vi è molta cooperazione ed integrazione produttiva tra queste due grandi nazionali manifatturiere, cosa peraltro molto chiara agli stessi industriali tedeschi.
Recentemente si è riunito l’Eurogruppo che ha preso importanti decisioni per la gestione delle ricadute economiche della pandemia, trovando accordi difficilmente immaginabili solo alcuni mesi addietro. Forse L’Europa si è finalmente resa conto (e in caso contrario deve farlo quanto prima) del profondo livello di integrazione produttiva tra le diverse nazioni che la compongono”, continua Poma.

I comparti maggiormente coinvolti dal previsto calo del Pil/export sarebbero:

  • -metalli di base e prodotti di metallo: -3,2 miliardi di Euro (-34%)
  • macchinari e apparecchi n.c.a: -1,6 miliardi (-19%)
  • mezzi di trasporto: -1,6 miliardi (-22%)
  • sostanze e prodotti chimici: -1 miliardo (-24%)
  • tessili, abbigliamento pelli ed accessori: – 800 milioni (-17,27%)

Un comparto non correlato come il farmaceutico conta un export verso la Germania di 3,5 miliardi e vedrebbe, secondo le stime Nomisma e Cribis, una variazione molto lieve (-37 milioni e -1,06%); analogo discorso vale per i prodotti alimentari, bevande e tabacco (-208 milioni e – 3,75%).