Scozia vuole indipendenza ma senza cambiare moneta

26 Novembre 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Il Libro bianco, – di 670 pagine – è intitolato “Il futuro della Scozia: guida a una Scozia indipendente” ed è organizzato sulla base di 650 domande degli elettori alle quali viene data risposta.

Il quesito referendario è: “La Scozia deve essere un Paese indipendente?”. Se dovesse vincere il “sì” la Scozia ha intenzione di proclamare l’indipendenza nel marzo del 2016: successivamente, in un arco di due mesi, verrebbero organizzate delle elezioni politiche per eleggere un’Assemblea Costituente.

Secondo gli ultimi sondaggi tuttavia solo un terzo – fra il 32% e il 38% – degli scozzesi voterebbe a favore dell’indipendenza, mentre un 47% si dice contrario; gli indecisi tuttavia sono il 15% e potrebbero rivelarsi decisivi per l’esito della consultazione.

Secondo uno studio dell’organizzazione Taxpayer Scotland, uno Stato scozzese indipendente potrebbe ritrovarsi con un debito di 270 miliardi di sterline (circa 300 miliardi di euro), pari a oltre il doppio del Pil annuale: anche considerando i 6,5 miliardi di euro provenienti dai ricavi petroliferi la Scozia spenderebbe attualmente circa 10 miliardi di euro più di quanto incassi. Conclusioni contestate dai nazionalisti, secondo i quali la Scozia sarebbe perfettamente in grado di sostenersi economicamente, anche tenendo conto della probabile esclusione dall’Unione Europea.
(TMNews)

Tassi & Congiuntura: in area Euro è continuato il trend dei tassi visto negli ultimi giorni: tasso decennale tedesco in calo sulla scia dell’analogo andamento del T-note con lieve rialzo del tasso sul Btp. In rialzo più marcato invece il tasso decennale spagnolo, ritornato in prossimità del 4,15% con lo spread riportatosi al di sopra dei 240pb. Continuano intanto numerose le dichiarazioni di membri della BCE.

Coeure ha ribadito la possibilità di passaggio in negativo del tasso sui depositi presso BCE. Weidmann (presidente della Bundesbank) ha sottolineato la necessità di porre un tetto all’esposizione sui titoli governativi dichiarandosi a favore di un approccio risk-weighted. Infine Hansson, ha dichiarato che la BCE è pronta ad un ulteriore taglio del tasso di riferimento, aggiungendo che sarebbe possibile un taglio del tasso sui depositi di entità inferiore ai consueti 25pb.

Oggi sono attese diverse emissioni : Olanda (fino a 3 Mld€ di un bond a 3 anni), Italia (nuovo CTZ fino a 3 Mld€) e fondo EFSF (nuovo titolo a 16 anni). Negli Usa tasso decennale in calo, sulla scia di dati macro al di sotto delle attese. In particolare è risultato deludente il dato sui contratti preliminari di vendita di abitazioni del mese di ottobre, in calo per il quinto mese consecutivo. Allo stesso tempo è stato deludente anche l’indice che misura l’attività manifatturiera di Dallas relativo al mese di novembre.

L’attenzione degli operatori sarà soprattutto sulle indicazioni che arriveranno dal mercato del lavoro, alla luce della forte enfasi posta su questo tema dalla Fed. Sul fronte emissioni, dopo l’asta da 32Mld$ sul comparto biennale, oggi sono attesi 35Mld$ sul segmento a 5 anni. Sul fronte macro, attesi diversi dati sul mercato immobiliare. L’attenzione potrebbe però focalizzarsi soprattutto sull’indice di fiducia dei consumatori di novembre, importante indice anticipatore del mercato del lavoro, i cui dati saranno pubblicati il 6 dicembre.

Valute: euro in lieve apprezzamento verso euro avvicinandosi sempre di più alla soglia dell’importante resistenza in area 1,36. Tra ieri ed oggi sono arrivate diverse dichiarazioni di esponenti cinesi a favore di un euro forte. Il premier Li Keqiang ha ieri affermato che preferirebbe un euro forte accompagnato da un’altrettanto forte economia dell’area.

Questa notte il governatore della banca centrale cinese Zhou ha dichiarato che l’euro ha un ruolo importante nella gestione delle riserve valutarie del paese, aggiungendo più in particolare che i bond governativi francesi rappresentano una quota rilevante degli investimenti. Yen in lieve apprezzamento verso dollaro questa notte dopo che i verbali della riunione BoJ di ottobre hanno evidenziato timori ribassisti sulla crescita e sui prezzi con impatto negativo sulla borsa locale. Il movimento del cambio è stato comunque contenuto nell’entità. Verso euro resta in prossimità dei massimi da oltre 4 anni con l’area di resistenza presso 138,70-139 ed il supporto presso 136,60.

Dollaro australiano in apprezzamento questa notte dopo che il vice governatore della RBA, Lowe, ha fatto intendere che l’ipotesi di un intervento non è vicina, senza però escluderne la possibilità di un intervento in futuro. Stabile poco sopra la soglia di 1,23 il franco svizzero verso euro, dopo che il governatore Jordan ha dichiarato che è appropriato mantenere il cap sul franco alla luce dell’attuale forza della valuta e dell’assenza di rischi inflattivi. Lieve deprezzamento per le valute emergenti questa notte dopo l’apprezzamento di ieri. Da inizio settimana le valute più deboli verso euro sono la rupia indonesiana, il baht tailandese, il rublo russo. Quest’ultimo si è deprezzato verso tutte le valute principali, penalizzato probabilmente dall’andamento del petrolio.

Commodity: la settimana si apre con l’indice generale GSCI leggermente in calo. La giornata di ieri è stata caratterizzata dall’andamento volatile del greggio a causa dell’accordo tra l’Iran e le principali potenze mondiali del fine settimana. Dopo una partenza in forte calo, il Brent ha recuperato le perdite chiudendo intorno alla parità, mentre il WTI ha perso lo 0,8%; lo spread Brent-Wti è così tornato sui massimi di marzo. Intorno alla parità i metalli preziosi, in calo i metalli industriali ad eccezione del rame. Andamento tendenzialmente positivo per le materie prime agricole dove si sono messe in evidenza caffè e cotone.

Azionario: ieri si è assistito ad un lieve rialzo generalizzato degli indici europei ad eccezione della borsa milanese che ha chiuso leggermente negativa penalizzata dal settore bancario. Le azioni europee hanno beneficiato dell’accordo del fine settimana tra l’Iran e le potenze mondiali sul tema nucleare, anche se i volumi sono stati inferiori alla media dell’ultimo mese (ha fatto eccezione Milano).

A livello europeo è continuata la forte performance del Dax (+0,9%) che ha registrato un nuovo massimo storico oltre i 9300 punti. L’indice Stoxx 600 è salito dello 0,4% guidato dai settori legati al tempo libero, ai servizi finanziari e tecnologici. In controtendenza invece il settore energetico, probabilmente penalizzato dalla debolezza del greggio, e quello delle risorse base.

A Milano il Ftsemib ha chiuso in lieve calo (-0,2%) penalizzato dall’andamento negativo delle banche. In forte ribasso anche Fiat (-3,5%) dopo la cancellazione dell’offerta pubblica di vendita di Chrysler nel 2013; resta sempre aperta la possibilità per inizio 2014. In forte rialzo invece Ferragamo (+3,9%) salito al nuovo record storico. Bene anche gli altri titoli del lusso. Questa mattina i listini europei sono in lieve calo, con ribassi più marcati in Italia. Negli Usa i listini hanno chiuso intorno alla parità, a causa di un indebolimento nella parte finale della sessione. L’indice S&P500 ha chiuso in lieve calo dopo aver toccato un nuovo record nel corso della seduta.

Come in Europa, tra i settori peggiori troviamo quello energetico e quello legato alle materie prime; in rialzo l’healthcare. I volumi sono stati leggermente inferiori alla media degli ultimi 30 giorni. Sul fronte emergente, la settimana è cominciata con l’indice MSCI EM in lieve rialzo (+0,1%). L’indice indiano Sensex (+1,9%) si è messo in evidenza grazie all’accordo iraniano che ha impattato negativamente sul petrolio. L’India importa l’80% del greggio utilizzato. Di conseguenza prezzi più bassi potrebbero contribuire a ridurre il deficit di partite correnti. In rialzo anche il listino turco (+1,2%), in calo invece il Brasile (-1%). Questa notte i listini asiatici hanno registrato un andamento misto, con il Giappone in calo di mezzo punto percentuale penalizzato dai timori sulla crescita e sui prezzi emersi dai verbali della BoJ.

INFORMAZIONI DI STAMPA SU TITOLI

BANCA POPOLARE DI MILANO – Ieri è stata presentata la seconda lista in vista dell’assemblea della società in programma il 21 dicembre che affronterà quella già in essere capeggiata da Giarda.

ENI – L’agenzia di rating Fitch ha confermato il giudizio di lungo termine sulla società (A+) ma ha tagliato l’outlook da stabile a negativo. Tale revisione al ribasso è da amputare alla “continua volatilità della produzione in Libia e ai ritardi nel ramp-up della produzione nel giacimento di petrolio di Kashagan in Kazakhstan che potrebbero ostacolare l’esecuzione della strategia upstream del gruppo nel 2014”.

FIAT – La società ha annunciato che Chrysler Group non procederà all’Ipo entro il 2013 dato che il lancio di un’offerta pubblica per l’anno in corso “non risulta fattibile” per la controllata del gruppo. La compagnia italiana ha inoltre dichiarato che al momento non è possibile prevedere la data dell’Ipo anche se cercherà di compiere tutto il necessario affinché avvenga nel primo trimestre 2014.

FINMECCANICA – La società emetterà obbligazioni per un ammontare complessivo di 500Mln€ in modo da allungare la vita media del debito. Inoltre, un’agenzia di stampa indiana ha riportato che il Governo indiano avrebbe respinto la richiesta di arbitrato avanzata da Agusta Westland in merito alla commessa di 12 elicotteri.

PIRELLI – Secondo quanto riportato da Milano Finanza, la società avrebbe ricevuto un’offerta per il business della steel cord dalla compagnia belga Bekaert per un ammontare comunque inferiore ai 250Mln€ richiesti dal gruppo per la cessione del business.

BLACKBERRY – La società, dopo aver di recente sostituito l’A.D., ha ieri nominato i nuovi chief operating officer e chief marketing officer proseguendo così con il progetto di riorganizzazione definito un mese fa.

WAL-MART – La società Usa della grande distribuzione ha nominato Doug McMillon nuovo A.D. del gruppo che sostituirà il precedente a partire dal 31 gennaio del prossimo anno.