Scontrini e fatture all’americana, detraibili dalle tasse. Ma attenzione alle promesse elettorali

di Redazione Wall Street Italia
26 Aprile 2014 10:40

ROMA (WSI) – Scaricare dalle tasse le spese di riparazione dell’idraulico. Per non costringere più gli italiani a trovarsi nell’odiosa situazione di sentirsi dire: «Sarebbero 200 euro, facciamo 100 senza fattura». Il governo progetta di aprire il cantiere del conflitto d’interessi fiscali: una misura sperimentata ad esempio con successo e da tempo negli Usa che punta a raggiungere due obiettivi: contrastare l’evasione fiscale e consentire ai cittadini (che attualmente non hanno alcun interesse diretto) di portare in detrazione scontrini e fatture riducendo così il peso delle tasse da pagare.

RIFORMA IN CANTIERE

Se ne parla senza alcun risultato da anni (l’ultima proposta di legge è di 2 anni fa ed è affondata miseramente) ma ora Palazzo Chigi pensa di riprendere in mano il dossier seguendo l’indicazione di Matteo Renzi che insiste da settimane sulla necessità di un fisco a «trazione familiare». «Un sistema fiscale efficiente – ha ribadito in queste ore il ministro dell’Economia Padoan – si basa sulla fiducia fra contribuente e Stato. Il rapporto dovrebbe essere «friendly» ed esperienze internazionali dimostrano che questo è possibile». Certo si tratta di una strada difficile ma che il governo sembra proprio intenzionato a percorrere.

Il ministero è al lavoro per individuare gli ambiti in cui applicare il meccanismo. Per ora si tratta solo di valutazioni tecniche, guidate dal dipartimento delle Finanze, per cercare di capire, in particolare, quale sarebbe l’impatto in termini di gettito. Infatti allargare l’area delle detrazioni (fino a oggi limitata a ristrutturazioni edilizie straordinarie, interessi sui mutui e interventi di riqualificazione energetica sugli immobili) provocherebbe nell’immediato una flessione delle entrate non compensata dall’incremento di prelievo derivante dalla maggiore fedeltà fiscale dei contribuenti. Ma chi sta lavorando al progetto è convinto che una operazione ben congegnata sia in grado di «autofinanziarsi» in quanto la moltiplicazione di fatture e scontrini farebbe emergere sacche di prestazioni «in nero» capaci di gonfiare le poste Irpef e Iva.

CONTROLLI MIRATI

Tanto più, si ragiona, che i meccanismi anti-evasione messi in campo dall’Agenzia delle entrate (in particolare redditometro e spesometro) consentirebbero controlli ex post molto più approfonditi rispetto al passato quando era più difficile confrontare le dichiarazioni dei redditi con gli stili di vita dei contribuenti. Insomma, ci sono tutte le condizioni per cambiare passo e avviare una fase nuova. E’ la delega fiscale approvata nei mesi scorsi dal parlamento per riformare il sistema tributario italiano lo strumento tecnico attraverso il quale introdurre, già a partire dal 2015, elementi di conflitto d’interessi tra prestatori d’opera e contribuenti.

DETRAZIONI SELETTIVE

Questi ultimi potrebbero scaricare tutte le spese sostenute per la casa e quelle per la produzione del reddito. A patto di far parte di una classe di reddito medio-bassa. In Via XX Settembre, ricordando che gli sconti fiscali concessi dallo Stato valgono sotto i 55 mila euro, ci si sta orientando su detrazioni selettive consentite solo a famiglie situate nelle aree di maggior disagio del Paese. Vale a dire, ad esempio, nuclei monoreddito con molti figli.
Il meccanismo del contrasto di interessi è una delle gambe sulle quali viaggia la strategia fiscale del governo che, dal prossimo anno, punta a privilegiare le famiglie.

Due giorni fa il sottosegretario Delrio ha rispolverato l’idea di introdurre, come in Francia, il quoziente familiare spiegando che, al momento di calcolare le tasse «lo Stato deve in qualche modo tenere presente in misura maggiore il carico che le famiglie sopportano per i figli». E sempre in tema famiglia, per l’anno prossimo, sono possibili correzioni sulla Tasi considerato che la tassa sui servizi, che ha sostituito l’Imu, non ha le detrazioni fisse di 200 euro per immobile, né quelle da 50 per ciascun figlio a carico. Di certo la strategia del governo Renzi sul fronte fiscale è innovativa rispetto al passato e nei prossimi mesi dovrebbe tradursi in atti concreti.

Il contenuto di questo articolo, pubblicato da Il Messaggero – che ringraziamo – esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

Copyright © Il Messaggero. All rights reserved