Schiaffo di Boris Johnson a Cameron: sì a Brexit

22 Febbraio 2016, di Laura Naka Antonelli

ROMA (WSI) – Schiaffo a David Cameron: non dall’Unione europea, visto che con essa è stato raggiunto un accordo che il fiero Cameron ritiene eviterà lo scenario Brexit. Ma dal sindaco di Londra, Boris Johnson che, con un annuncio di fronte alla sua abitazione, ha reso noto che, in vista del referendum sul Brexit fissato per il prossimo 23 giugno, spingerà per l’uscita del Regno Unito dall’Ue.

Johnson ha confermato le indiscrezioni e ha precisato che il referendum per l’appartenenza del Regno Unito all’Ue è “l’occasione straordinaria per votare a favore di un cambiamento reale”. Parlando ai giornalisti davanti alla sua abitazione di Islington, Johnson ha affermato:

Premerò per uscire (dall’Ue), perchè desidero un accordo migliore per la gente di questo paese, perchè voglio che risparmino soldi e assumono il controllo”. Il sindaco, oggetto di forti critiche da parte di chi ritiene che stia giocando la carta del Brexit per vincere in occasione della prossima sfida per la leadership del partito dei Tory, ha lodato gli sforzi di Cameron per giungere a un accordo con Bruxelles, sottolineando che il premier ha agito in “modo fantastico” nelle trattative con l’Ue.

“Ritengo che tutti dovrebbero rendere onore a David Cameron, per quello che è riuscito a ottenere in un arco di tempo molto breve”. Allo stesso tempo, Johnson ha aggiunto che il premier non è riuscito a centrare il principale obiettivo, ovvero quello di riformare l’Ue. “Credo che nessuno potrebbe realisticamente affermare che questa sia una riforma fondamentale dell’Ue o delle relazioni che la Gran Bretagna ha con la Ue”.

Ancora:

“Vorrei vedere una nuova relazione, basata più sul commercio, sulla cooperazione, con una presenza decisamente inferiore di questo elemento sovranazionale. Dunque è da questo che parto ed è per questo che ho preso questa decisione, dopo enorme sofferenza, perchè l’ultima cosa che desideravo era andare contro David Cameron o contro il governo. Ma penso che non ci sia nient’altro che posso fare”. Il fatto è che “questa è l’unica opportunità che ci sarà mai presentata per mostrare che noi siamo importanza al governarci da soli. Un voto per rimanere verrebbe inteso da Bruxelles come un semaforo verde per maggiore federalismo, e per l’erosione della democrazia”.

Così commenta la situazione Kit Juckes, esperto del mercato valutario presso Société Générale:

“Il referendum “Brexit” dominerà i dibattiti dei mezzi di informazione per i prossimi 124 giorni. I sondaggi mostrano un lieve vantaggio per chi vuole uscire, ma il risultato finale sarà deciso dalla grande massa degli indecisi. Ritengo che sia molto probabile assistere a una ulteriore debolezza della sterlina, con l’infuocarsi del dibattito e l’incertezza che erode la fiducia”.

Di fatto, dopo le dichiarazioni di Johnson, la sterlina ha segnato il calo più forte in 11 mesi nei confronti del dollaro, precisamente dal 19 marzo del 2015, scivolando al minimo in tre settimane a $1,419.

Così si legge in alcuni estratti ripresi dall’articolo del  Telegraph scritto dallo stesso Boris Johnson:

“Sono europeo. Ho vissuto molti anni a Bruxelles. (…) E contesto il modo in cui continuamente confondiamo l’Europa – casa della cultura più grande e più ricca del mondo, a cui la Gran Bretagna contribuisce e contribuirà per sempre – con il progetto politico dell’Unione europea. E’ dunque vitale sottolineare che non c’è nulla di anti-europeo o xenofobo nel voler votare “Leave” (“Lascia”) il prossimo 23 giugno. Ed è importante ricordare: non è questo paese a essere cambiato. E’ l’Unione europea. Nei 28 anni da quando ho iniziato a scrivere per questo giornale riguardo al mercato comune – così come era conosciuto ancora allora – il progetto si è tramutato ed è cresciuto in un modo da essere irriconoscibile”. Johnson scrive nella lettera al Telegraph che si sta assistendo a “un processo invisibile di colonizzazione legale, dal momento che l’Ue si infiltra praticamente in ogni area che concerne la politica pubblica”.