Scenari Ilva: dalle partecipazioni dello stato alla cessione ai cinesi

10 Dicembre 2019, di Alberto Battaglia

Sulla trattativa fra ArcelorMittal e lo Stato i dettagli non possono essere svelati, ma una conferma già c’è: nel nuovo assetto dell’ex Ilva entreranno soggetti a partecipazione pubblica. Lo ha confermato il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, parlando con i cronisti sull’andamento dei negoziati.

Smentita, invece, l’ipotesi che dal colosso dell’acciaio sia arrivata una proposta da un miliardo di euro per svincolarsi dai precedenti accordi: “smentisco”, ha detto Conte, “con Mittal c’è un negoziato in corso, abbiamo delle controproposte molto efficaci nella direzione che avevamo concordato con il signor Mittal, e cioè avviare una robusta seria transizione energetica, conservare i livelli di occupazione quanto più possibile e investire ancor di più nel risanamento ambientale. Lavoreremo su questo e il negoziato è solo all’inizi”.

Partecipazioni pubbliche nell’ex Ilva, la conferma

Sull’ingresso dello Stato nella società, invece, è arrivata la conferma: “Non mi fate dire i dettagli, dovete avere pazienza”, ha dichiarato il premier, “qualcuno può pensare che non stiamo seguendo 24 ore al giorno questo dossier, nulla di più sbagliato. Dovete comprendere che quando il dossier è tanto complesso e delicato io non posso, né io né il ministro Patuanelli, né il governo ogni dieci minuti rivelare i dettagli sul negoziato in corso. Quello che posso anticipare, però, è che è prevista anche la partecipazione di aziende pubbliche, a partecipazione pubblica. Questo senz’altro”.

“Quando ho parlato di ‘sistema Italia’ intendevo questo, noi siamo pronti a fare la nostra parte per rendere questo progetto ancora più efficace, credibile, per rendere il piano industriale ancora più sostenibile”, ha aggiunto il capo del governo.

Anche il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, intervenuto su La7, ha dato chiari segnali sul futuro ruolo dello Stato nell’azienda siderurgica: “Quando i privati non ce la fanno è giusto che ci sia lo Stato in settori strategici per garantire la continuità produttiva, i posti di lavoro” e il “risanamento ambientale”. Lo Stato, ha precisato Patuanelli, entrerebbe “attraverso il Mef: il ministro Gualtieri sta lavorando a una serie di ipotesi. Lo stato – ha aggiunto, “entra anche per controllare cosa fa il privato”.

Il piano B, un ingresso dei cinesi

Secondo indiscrezioni pubblicate da La Stampa il governo avrebbe aperto un tavolo con potenziali acquirenti cinesi, che sarebbero disposti a subentrare a patto di “una significativa presenza dello Stato italiano o di una sua emanazione (Invitalia) nel capitale della società”. Si ipotizza un impegno del Mef, attraverso Cdp e/o Invitalia, intorno ai 400 milioni di euro e la sottoscrizione di un aumento di capitale. A guidare la fase di ristrutturazione ci sarebbe proprio l’attuale commissario Francesco Caio, al quale toccherebbe la guida della società nel percorso di ambientalizzazione. Sul fronte degli esuberi richiesti da Mittal, 4700, è già arrivato il fermo “no” da parte dell’esecutivo, che starebbe cercando di contenere questo sacrificio entro quota mille. Allo studio del ministero dell’Economia ci sarebbe poi un fondo da 50 milioni per i lavoratori ex Ilva in amministrazione straordinaria.

Nel frattempo, si avvicina la scadenza del 20 dicembre, data dopo la quale il Tribunale di Milano fisserà l’udienza sul ricorso dei commissari per impedire il recesso dal contratto invocato da ArcelorMittal.