Sanzioni russe: industria italiana perderà centinaia di milioni

14 Agosto 2014, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – L’interscambio commerciale tra Italia e Russia e’ inevitabilmente destinato a calare e “le perdite degli operatori italiani del settore potranno essere a livello di svariate centinaia di milioni di euro”: lo ha dichiarato l’ambasciatore della Federazione russa Sergey Razov, prospettando le conseguenze delle sanzioni occidentali e delle “contro sanzioni” lanciate in risposta da Mosca.

Nel 2013, ricorda Razov in un’intervista a TMNews, “l’interscambio e’ arrivato alla cifra record di 54 miliardi di dollari. L’Italia e’ il nostro quarto partner per volume di interscambio. Penso che quest’anno il dato sull’interscambio sara’ piu’ basso, sia come risultato delle decisioni dell’Ue di varare sanzioni settoriali, sia per la nostra conseguente decisione di vietare l’importazione di una serie di prodotti agroalimentari. Le perdite degli operatori italiani del settore potranno essere a livello di svariate centinaia di milioni di euro”.

Coldiretti, allarmata per l’embargo deciso dalla Russia, avverte che a rischio ci sono esportazioni per oltre 700 milioni di euro realizzate lo scorso anno. “I consumatori russi dovranno trovare sostituti a una serie di prodotti alimentari italiani ai quali si sono abituati. Questo certamente non ci fa piacere”, ha aggiunto il diplomatico russo, sostenendo che nel frattempo Mosca non restera’ a guardare e cerchera’ di trasformare il problema in opportunita’.

“D’altra parte la Russia e’ il piu’ grande Paese al mondo per superficie, abbiamo enormi terreni agricoli, sui quali si puo’ introdurre praticamente qualsiasi coltura agricola esistente o sviluppare allevamenti – ha sottolineato l’ambasciatore Razov – Una correzione della politica di investimenti apre alla possibilita’ senza precedenti di fornire alla popolazione una maggiore quantita’ di prodotti alimentari.

Inoltre, a parte gli Usa, il Canada, l’Australia e l’Ue, ci sono non pochi Paesi che valutano adeguatamente la possibilita’ e la prospettiva di collaborare sul piano economico con la Russia,. E’ inevitabile un certo riposizionamento della politica economica estera della Russia, ma ribadisco: non e’ una nostra scelta”.
(Asca)