Sanità a pezzi: a rischio erogazione servizi delle Asl

26 Aprile 2016, di Alberto Battaglia

Le Asl da anni operano in condizioni di perdita sistematica. Ammontavano a 38,7 i miliardi di euro, le perdite accumulate alla fine del 2008 dalle aziende sanitarie pubbliche (32,6 nelle regioni con piani di rientro e 6,1 nelle altre); di questa cifra 24,7 miliardi di euro sono coperti da contributi assegnati, ma non ancora erogati, mentre i rimanenti 14 miliardi non ancora sono coperti, nemmeno in termini di assegnazione.

Sono dati contenuti nel Rapporto Osservasalute presentato oggi, che per la prima volta analizza i disavanzi non coperti dalle Aziende Sanitarie pubbliche, un aspetto considerato non secondario, visto che accumulare perdite, anno dopo anno, ridimensiona le disponibilità di cassa vitali per mantenere efficiente il sistema sanitario.

Dai disavanzi sottolineati dal rapporto, derivano le difficoltà incontrate dalle aziende nel pagamento dei fornitori e nel rinnovo, ad esempio, delle apparecchiature mediche.

Dal 2009 e soprattutto a partire dal 2012 le perdite dei Servizi sanitari regionali, pur presenti, hanno sperimentato una diminuzione grazie anche ai trasferimenti di liquidità da parte dello Stato. A fine 2014, tutti i disavanzi risultavano coperti, almeno in termini di assegnazione, per il complesso del Sistema sanitario nazionale e per la maggioranza dei Servizi sanitari regionali individualmente considerati.

La spesa sanitaria pubblica è diminuita negli ultimi anni, passando dai 112,5 miliardi di euro del 2010 ai 110,5 del 2014, ridimensionamento questo che è andato di pari passo con la lenta riduzione dei deficit regionali. Sono ancora lontani dall’essere quelli previsti dalla legge, invece, i tempi medi per di pagamento delle strutture sanitarie pubbliche, pur essendo passati dai 300 giorni del 2011 ai 195 del 2014. Infatti, a partire dal 2012 un decreto legislativo ( il 192/2012) stabilisce a 60 giorni il tempo di riferimento per il pagamento delle strutture sanitarie.

Dal rapporto emerge, inoltre, che la spesa sanitaria pro capite in Italia resta al di sotto della media Ocse, pur restando stabile nel 2014 a 1.817 euro, interrompendo così il trend di diminuzione in atto dal 2010.

Per fare un confronto, il Canada nell’ultimo anno ha speso il doppio per la salute di ogni cittadino rispetto all’Italia, la Germania il 68% in più, la Finlandia il 35%.