Salvini cede alle pressioni degli industriali: “rivedere manovra”

21 Novembre 2018, di Mariangela Tessa

L’impennata dello spread sembra aver ammorbidito le posizioni del vicepremier Matteo Salvini sulla manovra. Sotto le crescenti pressioni degli imprenditori del Nord che “gli avevano solo chiesto di abbassare le tasse non di scatenare una tempesta sui mercati” ora il leader leghista si dice preoccupato dallo spread e si convince ad “abbassare l’esposizione del debito”.

È quanto riporta un articolo pubblicato oggi dalla Stampa, secondo cui Salvini si sarebbe avvicinato alle posizioni più soft del ministro dell’economia Giovanni Tria per ammorbidire in Parlamento l’impatto di reddito di cittadinanza e pensioni, isolando così Luigi Di Maio, che invece non sembra intenzionato a cedere.

‘Per me non esiste’ sarebbe stata la risposta del leader del Movimento Cinque Stelle che non intende fare nessun passo indietro su pensioni e reddito di cittadinanza.  Di Maio è disposto a percorrere la strada che porta alle clausole di salvaguardia della spesa per scongiurare l’aumento del debito.

Per quanto riguarda “Quota 100“, il leader del partito pentastellato sarebbe anche disposto a spostare nella seconda parte del 2019 la prima finestra della nuova misura di anticipo pensionistico, ma Salvini è contrario.

Il segretario della Lega, invece, è più propenso ad una soluzione che porti verso un alleggerimento finanziario, non solo per quanto riguarda il superamento della Legge Fornero ma anche sul reddito di cittadinanza.

Cresce intanto l’attesa per la decisione della Commissione Ue sulla manovra, attesa per oggi. Salvo sorprese last-minute, sembra scontata una bocciatura. Contestualmente dovrebbe essere pubblicato anche il rapporto sul debito dell’Italia, in cui verrà raccomandato l’avvio di una procedura d’infrazione.

A quel punto i rappresentanti dei governi europei riuniti nel Comitato economico e finanziario avranno due settimane per valutarlo. Se il Comitato si prendesse tutto il tempo a sua disposizione, ed è probabile che ciò accada, l’Ecofin del 4 dicembre non farebbe in tempo a votare sull’avvio della procedura e si andrebbe quindi, come detto sopra, a quello di gennaio. Dopodiché Roma avrà da tre a sei mesi di tempo per porre rimedio.