Salva banche: Boschi (e governo) sulla graticola

18 Dicembre 2015, di Daniele Chicca

ROMA (WSI) – Non ha colpe se non quelle di “sangue”. Deve andarsene per palese conflitto di interessi. Le posizioni di governo e opposizione sul ruolo giocato nel decreto Salva banche del ministro delle Riforme Maria Elena Boschi sono completamente agli antipodi.

La mozione di sfiducia contro di lei avanzata dal fronte (disunito) dell’Opposizione è stata respinta con ampio margine di voti, (373 no contro 129 sì) ma in gioco non vi era solo il futuro di Boschi, bensì dell’intero esecutivo. Per lo meno a livello di immagine.

Boschi, uno dei ministri più popolari del governo Renzi, è accusata dal Movimento Cinque Stelle di conflitto d’interessi per la vicenda delle quattro banche salvate. Anche se ha sopravvissuto alla mozione di sfiducia alla Camera e potrà dunque continuare a svolgere il ruolo di governo, le macchie e dubbi rimangono.

Con  373 voti contrari, 129 favorevoli, la Camera ha detto “no” al testo contro il ministro delle Riforme, che si è difeso definendo semplicemente “false le accuse”, sottolineando di non aver fatto favori a nessuno dei suoi familiari coinvolti nella vicenda di Banca Etruria.

La sconfitta della mozione era preventivata. Il governo godeva infatti di un’ampia maggioranza e l’opposizione è apparsa divisa sulla questione, con Forza Italia – partito storicamente garantista – che ha preferito puntare su una commissione d’inchiesta sul sistema bancario, a cui si è detto favorevole anche lo stesso premier Matteo Renzi.

Con la mozione il M5S accusava il ministro Boschi di essere in conflitto di interessi per via della posizione che il padre Pier Luigi e il fratello Emanuele hanno avuto in seno a Banca Etruria, una delle quattro banche salvate per decreto. Il padre è stato vice presidente dell’istituto di credito.

Non solo questo. “Hanno avuto rapporti professionali e di dipendenza” con Banca Etruria, denuncia il partito all’Opposizione nella mozione. “In particolar modo Pier Luigi Boschi è stato consigliere di amministrazione e, fino al febbraio 2015, anche vice presidente del medesimo consiglio di amministrazione”. Negli ultimi giorni anche Roberto Saviano ha chiesto che Boschi rassegnasse le dimissioni per la presenza di un conflitto di interessi.

Nei giorni scorsi il governo ha varato un decreto che in sostanza evita il fallimento di quattro banche minori: oltre a Banca Etruria ci sono Banca Marche, Carife e Carichieti. Il decreto, che non impegna fondi pubblici, non tocca i depositi ma colpisce gli azionisti e i titolari di obbligazioni subordinate. Creando perdite e azzeramenti dei risparmi per molti cittadini che si sono fidati dei consigli delle proprie banche.

Il governo si gioca la faccia

Il ministro – che era azionista di Banca Etruria e che non ha partecipato alla riunione del Consiglio dei ministri che ha varato il decreto salva-banche – si è difesa in aula dalle accuse con fermezza. Il sospetto di pratiche poco trasparenti ai danni degli investitori ha fatto sì che il governo varasse un cosiddetto “fondo di solidarietà” dalla capacità di almeno 100 milioni per risarcire i risparmiatori eventualmente raggirati.

“Io sono sempre stata al fianco delle istituzioni, non ho mai favorito la mia famiglia, mai favorito i miei amici. Non c’è alcun conflitto di interessi, nessun favoritismo, chi ha sbagliato pagherà”.

Malgrado il sostegno parlamentare di Lega Nord e Sinistra Italiana, il gruppo formato da Sel e dagli ex deputati Pd in rotta con la maggioranza di governo, la mozione di sfiducia non aveva alcuna chance di passare, visti i numeri. La vicenda rappresentava, tuttavia, e rappresenta tuttora un test importante per la tenuta della maggioranza di governo.

“Con il nostro governo siamo tutti uguali davanti alla legge, ciò è stato dimostrato dai fatti – ha concluso Boschi – auguro a tutti voi di giudicare i fatti per quello che sono, perché la realtà è più forte di ogni strumentalizzazione”.

Renzi e il ministro del Tesoro Pier Carlo Padoan si sono giocati la faccia sul decreto. Il premier si è addirittura spinto fino ad affermare che “bisognerebbe fare un monumento” all’esecutivo per il decreto salva banche, affermando che in questo modo si è potuto evitare un fallimento miliardario con danni per un milione di risparmiatori.