Saccomanni: “interesse Wall Street su BTP”. E intanto arriva nota negativa Moody’s

5 Dicembre 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Fabrizio Saccomanni appare ottimista. Negli Stati Uniti per una serie di incontri istituzionali ma anche – o soprattutto – per promuovere l’Italia, il ministro dell’economia, in un colloquio con il quotidiano La Repubblica – parla di interesse di Wall Street per l’Italia e anche per i suoi titoli di stato.

“Per gli investitori esteri e americani in particolare, c’è un interesse operativo tradizionale sui nostri titoli di Stato, perciò vogliono vedere chiaro nella politica del debito pubblico e nella gestione del deficit”.

Dunque, interesse verso i BTP. Un fattore che sarebbe sicuramente positivo per Roma. Peccato però che, dopo qualche ora arriva la nota di Moody’s, che afferma che le compagnie assicurative italiane “presentano un notevole rischio di concentrazione in titoli sovrani e la qualità dei loro attivi è dipendente, in larga misura, dalla qualità del credito sovrano italiano”. In un rapporto, l’agenzia di rating mette in evidenza come oltre il 50% degli attivi sia investito in emissioni di debito sovrano italiane, pari a circa 240 miliardi di euro al 30 settembre. Insomma, un’esposizione eccessiva, secondo Moody’s, che si traduce di conseguenza in un alert generale per tutti coloro che vogliono puntare troppo sul debito italiano.

Negli Usa c’è “gente” che può “aiutarci a sbloccare le cose in Italia. Qui ho incontrato gente che nella gestione dei grandi patrimoni immobiliari è avanti anni-luce rispetto a dove stiamo noi in Italia”, ha detto Saccomanni.

“Sono favorevolmente impressionato dal modo in cui agiscono a livello globale, per esempio con grandi operazioni in Medio Oriente. Possono aiutarci a sbloccare le cose in Italia. Poi ho incontrato qui degli operatori esperti nella gestione di crediti in sofferenza, di crediti bancari incagliati. L’aiuto che possono dare al sistema italiano è molto attuale, su un tema che vede impegnata in primo piano la Banca d’Italia”.

Saccomanni ha precisato di aver “percepito una disponibilità a investire dagli Stati Uniti, a gestire anche crediti in sofferenza, come è stato fatto per altri Paesi europei. Questo significa che non c’è bisogno di creare una “bad bank sistemica”, da gestire con fondi pubblici nazionali o europei, perché questa problematica si può affrontare con risorse private. Attirare fondi privati ci consentirebbe di alleggerire i bilanci delle nostre banche da queste sofferenze; e di conseguenza liberare risorse per erogare crediti nuovi all’economia italiana”.

La speranza di Saccomanni è dunque che le banche americane facciano qualcosa per liberare gli istituti di credito italiani dal giogo delle sofferenze bancarie. Il ministro ha precisato di aver presentato a New York “l’intera strategia economica italiana: legge di stabilità, spending review, gestione dell’evasione fiscale pregressa, misure per il rientro dei capitali esportati illegalmente. Poi ci sono interessi specifici: il nostro patrimonio immobiliare; le sofferenze delle banche”.

E, riguardo alla questione spinosa del debito pubblico italiano, il ministro ha spiegato agli americani che “l’aumento nel rapporto debito/Pil deriva dall’accelerazione dei pagamenti dovuti dalla Pubblica amministrazione alle imprese, fatta con il consenso di Bruxelles; e dal nostro contributo per aiuti ad altri Paesi dell’eurozona”. Della responsabilità dell’Italia, nessun cenno.