Roubini scommette: “economia Usa non potrà evitare l’hard landing”

7 Giugno 2022, di Mariangela Tessa

Nouriel Roubini, professore di economia alla Stern School of Business della New York University, ne è convinto: l’economia Usa è destinata ad un hard landing. Lo ha spiegato durante una conferenza organizzata dal sito americano WealthManagement, in cui ha spiegato che le possibilità che l’economia Usa vada incontro ad un “atterraggio forte” sono elevate.

“A mio avviso, esiste una probabilità del 60% che, entro il 2024, si verifichi una situazione di hard landing”, ha detto Roubini, riconducendo la sua previsione alla necessità della FED di alzare i tassi, e anche velocemente, per tentare di mettere un freno ad un tasso di inflazione in corsa.

Mentre nelle economie avanzate l’inflazione segna aumenti che sfiorano le due cifre, livelli che non si vedevano dagli anni ’70, il nuovo dibattito è incentrato sulla normalizzazione della politica monetaria da parte delle banche centrali per riportare l’inflazione al tasso obiettivo della Fed del 2% senza causare una recessione e un aumento della disoccupazione.

Se la Fed si preoccupa maggiormente dell’aumento dell’inflazione – spiega Roubini – dovrà alzare i tassi di interesse rapidamente e presto. Ma più la Fed alza i tassi per riportarli alla neutralità, più cresce il rischio che l’economia subisca una dura frenata.  D’altra parte, se la la banca centrale Usa si preoccupa di un atterraggio duro, potrebbe aumentare i tassi troppo lentamente, consentendo all’inflazione di sfuggire al controllo. Insomma, nulla di buono in vista in entrambi i casi.

Roubini ha affermato che non c’è mai stato un Paese che ha evitato l’hard landing, in presenza di un’inflazione sopra il 5% e una disoccupazione inferiore al 5% quando la banca centrale ha alzato i tassi di interesse per cercare di franare la corsa dei prezzi.

Roubini: inflazione persistente, le cause

Quali sono i fattori che hanno favorito l’impennata dei prezzi? Secondo l’economista, la causa principale è da ricondursi alla crescita della domanda dopo il lockdown, combinata ad uno shock sul lato dell’offerta, dovuta alle interruzioni nella catena di approvvigionamento globale.
Questi due shock sono stati poi amplificati dalla guerra della Russia contro l’Ucraina che, a sua volta, ha determinato nuove carenze di petrolio, grano e fertilizzanti, e la politica di tolleranza zero della Cina contro il COVID-19, che ha aumentato ulteriormente i colli di bottiglia.

“L’inflazione è temporanea?” La Federal Reserve la pensava così, “ma è giusto dire che questo punto è stato vinto da chi tra noi la considerava un fenomeno più persistente” ha concluso Roubini.