Roma a rischio siccità: ecco i responsabili

25 Luglio 2017, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Nonostante le previsioni di pioggia, Roma rimane senza acqua e ancora alto è il rischio siccità. Mentre venti comuni subiscono già un razionamento dell’acqua, anche il Vaticano deve fare i conti con i rubinetti a secco tanto che  il Governatorato dello Stato della Città del Vaticano ha deciso di chiudere tutte le fontane, sia quelle esterne ubicate in Piazza San Pietro, sia quelle interne dislocate nei Giardini Vaticani e nel territorio dello Stato.

Di emergenza idrica nella capitale si parla da una settimana quando la regione Lazio ha vietato all’Acea, l’azienda idrica capitolina di prelevare acqua dal lago di Bracciano che, secondo un ultimo rapporto stilato da Legambiente, avrebbe visto ridursi il suo livello idrometrico di 140 centimetri rispetto allo zero con ripercussioni gravi su tutto l’ecosistema.

Ma come mai la città eterna si trova a secco? Le cronache ci documentano l’ennesimo scaricabarile per cui la regione Lazio accusa l’azienda Acea di danno ambientale visto che avrebbe continuato a tirare acqua dal lago oltre i limiti consentiti dalla legge. Ma dal canto suo l’Acea minimizza e parla di un generico abbassamento del livello delle acque del lago di soli 1,5 millimetri al giorno. La colpa sarebbe dei sindaci che negli ultimi anni non hanno investito sulla rete idrica ma solo in depurazione e fognature.

A bene vedere i reali responsabili in tutta questa vicenda che ha fatto balzare la Capitale agli onori della cronache negli ultimi tempi è da addossarsi alla politica e alla cattiva gestione della cosa pubblica  e in particolar modo di un bene comune e tanto prezioso come l’acqua.