Robo-advisor, crescita boom. Nel 2020 masse gestite a 1.400 miliardi

4 Febbraio 2020, di Mariangela Tessa

Gli investimenti attraverso piattaforme online, noti come robo-advisor, grazie ai costi più accessibili rispetto alle alternative tradizionali, sono diventati sempre più popolari negli ultimi anni. Una tematica, quella dei costi, che è sempre più di attualità anche grazie agli interventi degli enti regolatori (non ultima la MiFID 2) volti a rendere chiaro e trasparente un mercato che, anche in un recente passato, non ha sempre brillato in questo senso.  Tanto che a fine anno, secondo i dati raccolti da LearnBonds.com, l’industria dovrebbe raggiungere un patrimonio in gestione di 1400 miliardi di dollari (+ 47% su base annua). Una crescita destinata ad accelerare nei prossimi anni fino a raggiungere un patrimonio di 2500 miliardi entro il 2023.

Primi passi alla fine del 2008

I primi passi del mercato del robo-advisory sono stati compiuti a partire dalla crisi finanziaria del 2008 quando piccoli investitori, in un momento i cui i tassi di interesse erano ai minimi storici, si sono messi a caccia di gestori con commissioni più basse.

Le startup statunitensi Betterment e Wealthfront sono state tra le prime a colmare questa lacuna dieci anni fa, offrendo servizi di pianificazione finanziaria basati su algoritmi con poca o nessuna supervisione umana.

Un tipico robo-advisor raccoglie informazioni finanziarie dai clienti attraverso un sondaggio online e utilizza i dati per offrire consulenza e investire automaticamente. Le commissioni si muovono intorno allo 0,25 per cento all’anno, e richiedono piccoli depositi iniziali, a partire da un minimo di $ 10.

Tutt’altra storia rispetto ai consulenti finanziari tradizionali, che addebitano agli investitori circa il 3% all’anno, si assicurano un’ulteriore percentuale sugli investimenti redditizi e richiedono un deposito di centinaia di dollari.

Il numero di utenti triplicheranno entro il 2023

Se i critici affermano che la mancanza di supporto personale ai clienti e le limitazioni su prodotti di investimento più complessi sono un segno di debolezza per i robo-advisor, gli investitori esperti di tecnologia sono sempre più attratti da questo mercato. Nel 2017, c’erano 13,1 milioni di utenti con risparmi gestiti dai robo-advisor. Questo numero è salito cinque volte a 70,5 milioni quest’anno, mostrando una crescita del 54% su base annua.

Le statistiche indicano che il numero di investitori che utilizzano i servizi di pianificazione finanziaria di robo-advisor raggiungerà i 147 milioni entro il 2023, undici volte di più rispetto ai dati del 2017.

 

Gli  Usa controllano il 75% del mercato

L’analisi geografica dell’industria dei robo-advisor mostra che gli Stati Uniti sono stati il ​​primo paese a presentare i consulenti finanziari automatizzati e rappresentano il principale settore di consulenza robo nel mondo. Tra i maggiori player del settore spiccano Betterment, Wealthfront, Personal Capital, Nutmeg, FutureAdvisor e The Vanguard Group. Si prevede che l’intero settore statunitense del robo-advisory raggiungerà un valore di 1000 miliardi di dollari quest’anno.

Con $ 700 miliardi in meno rispetto al mercato statunitense stimati per quest’anno, la Cina si piazza al secondo posto tra i mercati più attivi nel settore. Seguono a ruota Regno Unito ($ 24 miliardi), Germania ($ 13 miliardi) e  Canada ($ 8 miliardi quest’anno).

In Europa il fenomeno vede l’italiana Moneyfarm, insieme a Nutmeg nel Regno Unito e Scalable Capital in Germania, fare da capofila a un movimento in grande crescita. Secondo quanto reso noto da Moneyfarm nei giorni scorsi  i loro asset in gestione hanno superato il miliardo di euro di AUM complessivi al 31.01.2020.
Per quanto riguarda la base clienti, in particolare, analizzando l’età media (42 anni a livello globale; 45 Italia; 40 UK; 42 Germania) emerge che per Moneyfarm la fascia che cresce maggiormente è quella che va tra i 40 e i 50 anni, persone che hanno già avuto un’esperienza pregressa nel mondo degli investimenti e che cercano un’alternativa più efficiente alla distribuzione tradizionale.