Ritratto dell’Uomo Forte da giovane: perché Grillo è nella peggiore tradizione italiana

11 Luglio 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Questo post e’ stato inviato a WSI dall’utente Cheshire Cat, che ringraziamo. Ci teniamo a sottolineare che NON E’ UN ARTICOLO DI WSI, ma semplicemente un post ricevuto in redazione alla sezione Commenti; il lettore che lo ha inviato non aveva la minima idea che sarebbe stato scelto da Wall Street Italia per la prima pagina. Lo pubblichiamo perche’ cosi’ entriamo nel pieno del dibattito sul ruolo di Beppe Grillo nella politica italiana.

WSI sostiene che il M5S dovrebbe essere grato al fondatore del Movimento e a Casaleggio ma – da adesso in poi – meglio sarebbe un futuro all’egiziana, in stile Morsi, per ambedue. Beppe in silenzio (Casaleggio non parla mai) e i 162 deputati e senatori eletti in Parlamento che esprimono un nuovo personaggio, un uomo (o una donna) capace, visionario, credibile, non populista, tosto: un vero leader. Un Papa Francesco o un Obama, tanto per capirci, certo non una Merkel. Democratici, preparati, motivati, puliti, conoscitori dell’economia e della societa’, pronti a ribaltare il sistema. Questa si’ sarebbe vera democrazia.

Ecco il post di Cheshire Cat, diviso in due parti.

1) Grillo, sei la prova vivente della dabbennaggine degli italiani

Grillo, sei la prova vivente che gli italiani non sanno pensare come popolo, nazione o gruppo organizzato.

Quando qualcosa in Italia non va, si comincia a strillare contro i “poteri forti” (che per l’italiano sono sempre i poteri che si oppongono ai suoi interessi) e si invoca un deus ex-machina che risolva tutto. E’ così dai tempi di Gaio Mario ventuno secoli fa. Lo “sforzo” di rinnovamento degli italiani si traduce nell’invocazione di un imperatore, un condottiero, un duce, un despota, un Cesare, un generale, un principe, un cavaliere che metta a posto tutto.

Anche gli intellettuali italiani seguono le masse: Dante cadde in questo tranello quando cominciò a riporre (male) le sue speranze nell’imperatore del Sacro Romano Impero Arrigo VII, mentre Machiavelli sperò (sempre vanamente) in Cesare Borgia, Foscolo in Napoleone (senza frutto), i nazionalisti di inizio secolo e D’Annunzio nel generale Cadorna, Gentile e Spirito in Mussolini. E potrei andare avanti all’infinito.

Ma dietro questa richiesta dell'”uomo” c’è una profonda immaturità e una profonda illusione: che arrivi il guappo che risolve tutto e soprattutto che permetta di fare i propri comodi (a sè stessi e alla propria fazione).

A questo punto dico viva i tedeschi: la loro strategia è completamente sbagliata, ma potrebbe provocare una crisi gravissima in Italia facendo riflettere la popolazione che non è puntando sull’ennesimo demiurgo che si risolvono le cose. Non dimentichiamo che la tragedia di Caporetto spazzò via Cadorna e che le sofferenze della Seconda Guerra Mondiale liberarono l’Italia da Mussolini. Forse nuove atroci sofferenze sono necessarie per dissolvere la nuova ondata di uomini “forti” che dovrebbero salvare l’Italia.

Finchè non si impara il gioco di squadra, l’Italia sarà sempre un posto dove le persone che hanno grandi idee, progetti e ambizioni non vorranno mai vivere. L’effimero boom degli anni Sessanta fu reso possibile anche da un minimo di spirito di squadra (almeno nel senso di evitare di affidarsi a guappi e uomini forti di vario genere) che una volta tanto venne ad illuminare il Belpaese.

2) Perchè Grillo è nella peggiore tradizione italiana

Ora rispiego il mio punto di vista, poi però non controreplico perchè ci diciamo sempre le stesse cose e io non voglio convincere nessuno.

[ARTICLEIMAGE] Grillo rivendica la sua originalità, così come gli altri capipopolo che lo hanno preceduto. E ha ragione, perchè ogni capopopolo in Italia ha avuto le sue particolarità: il socialista che voleva trasformare il paese in un esercito gigantesco (Mussolini), l’imprenditore che vuole trasformare il paese in un’azienda (Berlusconi), il rivoluzionario che crea una patria e un popolo (Bossi), l’esteta che vuole introdurre il popolo al culto del bello e del magnifico (D’Annunzio), ecc…

Non è che ogni capopolo è uguale ad un altro: ciascuno ha le sue caratteristiche originali. Quello che li accomuna è che non intendono sentire voci di dissenso. Quello che essi proferiscono è, a vario titolo, la voce della verità: “In principio la regalità scese dal Cielo su Bad-Tibira”, si apre così (cito a braccio) lo Enuma Elish, il poema nazionale dei Sumeri, forse la prima civiltà compiuta dell’umanità. Sembra di leggere questo poema quando veniamo onorati di sentire le cavolate che spara il guappo il turno in Italia, che quasi sempre ricorre all’intimidazione e alla minaccia quando non riesce a sedurre.

Io dico che questa proliferazione di guappi in Italia è diabolica e finirà nell’unico modo possibile, in discarica coi rifiuti e con la civiltà che li ha prodotti. Come successe agli Etruschi, i progenitori della regione italiana da cui provengo, che dopo aver venduto le loro città ai Romani e aver preferito tradire le città consorelle e perfino i propri concittadini per i loro interessi personali, sparirono culturalmente nel I sec. a.C. dopo aver perso tutto (indipendenza politica, lingua, religione, cultura) a favore di Roma: memori dell’indegnità in cui vivevano, nella tarda età popolarono il loro oltretomba di demoni orrendi cone Charon e Tuchulcha che attendevano tutti quanti (giusti, meno giusti e ingiusti) nell’aldilà.