Risparmi: nel lockdown +1.700 euro a famiglia nei conti correnti, dove sono finiti

27 Ottobre 2021, di Mariangela Tessa

L’aumento del risparmio, causato dal lockdown Covid, di famiglie e imprese nei depositi bancari è stato canalizzato in Europa e in Italia, verso l’acquisto dei titoli di Stato emessi dai governi proprio per fare fronte ai costi extra e al sostegno del reddito con un ruolo chiave che è stato giocato da parte delle banche centrali, le banche e i fondi nell’indirizzare li’ tali risparmi.

Lo evidenzia la ‘Nota Covid’ la Banca d’Italia, che analizza le transazioni finanziarie del 2020, spiega come la crescita dei depositi sia stata la maggiore dall’introduzione della moneta unica e di media è stata di 2000 euro per le famiglie in Europa e di 1700 nel nostro paese. Certo si tratta di dati complessivi e disomogenei.

Alcuni nuclei familiari sono stati pesantemente colpiti dalla crisi economica generata dalla pandemia e le misure varate dai governi hanno limitato solo in parte la caduta dei redditi. Il lockdown ha pero’ provocato una caduta dei consumi che nel nostro paese e’ stato superiore al 10%, interrompendo una crescita ventennale.

In calo profitti delle imprese

A fonte dell’aumento dei depositi, si è registrato un deciso calo anche i profitti delle imprese (-7,7% nell’area euro). E il sostegno a famiglie e imprese ha fatto schizzare i debiti pubblici. L’indebitamento netto ha raggiunto il 7,2 per cento del PIL nel complesso dell’area (dallo 0,6 nel 2019) ed è stato finanziato prevalentemente tramite emissioni nette di titoli pubblici, per un ammontare di circa 1.000 miliardi di euro.

Titoli acquistati appunto dalle banche centrali (tramite i programmi straordinari), le banche e i fondi che vi hanno convogliato il flusso di “risparmio dei settori in surplus finanziario” .

E se gli acquisti delle banche centrali sono stati decisivi anche i titoli di debito emessi dalle amministrazioni pubbliche dell’area rappresentano in media il 5,7 per cento delle attivita’ di banche e fondi. I titoli pubblici italiani sono invece l’11 per cento delle attivita’ finanziarie delle banche italiane (senza Bankitalia e le altre banche centrali), il valore più alto degli ultimi 20 anni.

Scongelare risparmi per dare una spinta alla crescita

Intanto, il tema della montagna di soldi parcheggiati nei conti contenenti degli italiani è tema portante della recente Giornata mondiale del risparmio, che si è tenuta lo scorso 21 ottobre, da cui è emersa la necessità di ‘Scongelare’ il risparmio degli italiani 1.800 miliardi di euro parcheggiati nei conti correnti, per incanalarlo verso gli investimenti, sostenere il capitale delle piccole e medie imprese, farne un ulteriore volano da affiancare al Piano nazionale di ripresa e resilienza per svecchiare l’economia italiana.

La strada potrebbe essere un riordino degli incentivi, traendo spunto dallo shock pandemico che ha fatto salire – vuoi per ridotti consumi, vuoi per prudenza viste le incertezze – la massa di risparmi immobilizzati nei depositi bancari di ben 200 miliardi. “È auspicabile  – un processo di razionalizzazione degli incentivi fiscali, che sono andati stratificandosi nel tempo, cosi’ da garantire a risparmiatori, investitori istituzionali e aziende la necessaria stabilità del quadro di riferimento”.

Tema che chiama in causa il nodo di un tessuto produttivo da svecchiare: piccole e medie imprese con bassa capitalizzazione, prive degli strumenti per rivolgersi al mercato dei capitali emettendo bond, cui preferiscono il tradizionale prestito bancario.

“Affinché il risparmio possa essere efficacemente indirizzato al sostegno dell’attività delle imprese residenti – ha spiegato-il Governatore di Bankitalia Ignazio Visco Visco – è necessario agire soprattutto sul fronte dell’offerta di strumenti finanziari”.

I dati parlano chiaro: rispetto alla media europea le famiglie italiane investono in misura minore la loro ricchezza finanziaria in fondi pensione, privilegiando fondi comuni che, però , finanziano imprese residenti per appena il 5% delle loro attività. In Francia e Germania, per dire, sono rispettivamente al 34 e 14%.