Rischio deflazione per l’economia Usa, Wall Street arretra dai record

19 Novembre 2014, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Il rimbalzo seguito alla diffusione delle minute della Fed non è durato a Wall Street e alla fine della seduta i listini tornano a perdere terreno. Il focus del mercato è su una serie di tematiche emerse dai verbali: la tempistica dell’atteso rialzo dei tassi, il livello di inflazione più adeguato e le ripercussioni della crisi europea e giapponese sull’economia Usa.

Nel finale, il Dow Jones perde lo 0,01% a 17.686 punti, il Nasdaq arretra dello 0,56% a 4.676 punti e lo S&P 500 cede lo 0,14% a 2.049 punti.

Il petrolio ha chiuso in lieve calo: il contratto a dicembre e’ sceso di 3 centesimi a 74,58 dollari il barile. Nel frattempo, i titoli di Stato americani chiudono in rosso con rendimenti in aumento al 2,35% per il titolo decennale e al 3,07% per il titolo trentennale.

Tornando alla Fed, nella riunione del 28 e 29 ottobre è emersa la preoccupazione di alcuni membri del direttivo sull’andamento dei prezzi, che non stanno crescendo allo stesso ritmo della ripresa economica e in linea con l’andamento in rialzo dei principali indicatori del mercato del lavoro. Preoccupano anche “le prospettive economiche in Europa, Cina e Giappone,” oltre a un dollaro più forte.

I verbali dell’ultima riunione della Fed hanno messo in evidenza una rottura all’interno del Fomc sui parametri utilizzati dall’istituto di Washington per definire le decisione di politica monetaria. La Banca centrale Usa potrebbe infatti prendere in considerazione alcuni cambiamenti nel modo in cui parla dei suoi obiettivi di lungo termine: piena di occupazione e stabilita’ dei prezzi.

Durante il meeting si è discusso di tre aspetti: se l’inflazione sotto il target pari al 2% sia tanto negativa quanto un dato sopra tale valore; come la stabilità finanziaria sia legata alla politica monetaria e come gestire la divergenza tra inflazione e disoccupazione. Quanto all’inflazione, si legge nelle cosiddette minute, alcuni si aspettano una virata “al ribasso nel breve termine, riflesso del declino dei prezzi del petrolio e di altre materie prime”. Ma gli stessi membri della Fed si aspettano una ripresa nel medio termine verso il target fissato dalla Fed al 2%

Occhio, sul valutario, alle quotazioni del dollaro, che ha testato il record in sette anni contro lo yen. Michael Sneyd, strategist del mercato valutario presso BNP Paribas, a Londra ha confermato di avere “un outlook bullish sul dollaro”. Da segnalare che il Bloomberg Dollar Spot Index è in rialzo +7,6% da inizio anno, sulla scia delle speculazioni secondo cui la Fed è vicina ad alzare i tassi sui fed funds.

Sul fronte macro, il Dipartimento del Commercio ha comunicato oggi che lo scorso mese le costruzioni di nuove case sono calate negli Usa del 2,8% a 1.009.000 unità. Si tratta di un risultato inferiore alle stime deli economisti che avevano atteso un dato a 1.025.000 unità.

Tra le storie societarie, Staples ha chiuso il trimestre con un utile per azione di 34 cent, due cent meno delle previsioni.

Wells Fargo e il dipartimento di Giustizia Usa “non sono più così ottimisti” sul raggiungimento di un accordo amichevole per chiudere l’indagine sui prestiti ipotecari che vede la banca accusata di frode.

Parte oggi il processo che vede opposti Johnson & Johnson e Boston Scientific, con la prima che chiede un risarcimento danni di oltre 5 miliardi di dollari legato all’acquisizione di Guidant, da parte di Boston Scientific, dieci anni fa.

Netflix ha annunciato lo sbarco, nel marzo prossimo, in Australia e Nuova Zelanda. Jefferies ha alzato il target price di Apple a 120 da 112 dollari, confermando hold. (Lna-MT)