Rischio aumento Iva anche sui beni di prima necessità

25 Aprile 2016, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Spostare circa l’8% della base imponibile con Iva agevolata al 10% verso l’aliquota ordinaria al 22% porterebbe nelle casse dello Stato 5 miliardi. A scriverlo è la Corte dei Conti che ha simulato gli impatti di possibili interventi sull’Iva in una relazione consegnata al Parlamento in occasione delle audizioni sul Def.

“La quota di base imponibile assoggettata ad aliquota ordinaria al 22% è pari a circa il 57% mentre quella assoggettata alle aliquote ridotte al 4 e 10% (circa il 43%) è di gran lunga superiore al 25% sperimentato in media in Europa”.

Da qui l’ ”idea” della Corte dei Conti per rimpinzare le casse dello Stato: spostare l’8 per cento della base imponibile Iva soggetta all’aliquota ridotta del 10% al 22%.

“La misura avrebbe un impatto contenuto sul Pil reale e un limitato effetto sui prezzi, mentre l’indebitamento netto osserverebbe un miglioramento di 3 decimi di Pil nel triennio 2017-19 e il rapporto debito/Pil diminuirebbe di 1,2 punti nel 2019 (…) Si attuerebbe un innalzamento del rendimento dell’Iva che rappresenta un obiettivo strutturale della politica fiscale, visto che l’Italia si colloca tra gli ultimi Paesi europei per incidenza dell’Iva sul Pil, agendo sulla redistribuzione tra le aliquote.Il nostro paese infatti si colloca agli ultimi posti in Europa per incidenza dell’Iva sul Pil, con un valore che non raggiunge il 6% e che è di circa 0,8 punti inferiore al valore della media Ue-27”.

L’altra simulazione presentata dalla Corte dei Conti guarda invece ad un aumento “dell’aliquota super ridotta dal 4 al 6% e di quella intermedia dal 10 all’11%”. Una simulazione che andrebbe a toccare al rialzo beni di prima necessità come pane, pasta, frutta e verdura che ora sono al 4% e servizi come abbonamenti ai mezzi pubblici, acqua ed energia elettrica (che ora hanno l’aliquota al 10%) e avrebbe effetti recessivi più marcati.

“Da considerare anche l’impatto sui consumi delle famiglie, che con l’incremento congiunto delle aliquote ridotte avrebbero un aumento di spesa media pari a 150 euro l’anno e una contestuale riduzione del reddito disponibile dello 0,4%. In più, toccando beni di prima necessità, è lecito attendersi un impatto regressivo sul reddito familiare, considerando che per le famiglie con redditi più bassi la quota destinata agli alimentari sul totale della spesa è più elevata rispetto a famiglie con i redditi più elevati”.