“Riscatto laurea? Misura iniqua, favorisce i più ricchi”

2 Agosto 2017, di Mariangela Tessa

Garantire il riscatto a titolo gratuito degli anni di studio universitari ai fini pensionistici per tutti i laureati. E’ la proposta lanciata dal Coordinamento Nazionale #RiscattaLaurea che, per portare avanti la sua battaglia, ha aperto una pagina Facebook. E dai social l’iniziativa è arrivata sul tavolo del dicastero dell’ Istruzione. Luigi Napolitano e Rosario Pugliese, responsabili del Coordinamento, hanno illustrato recentemente al Ministero i motivi della loro iniziativa riuscendo a strappare l’impegno a convocare un tavolo tecnico entro la prima settimana di agosto. Del tema si è tornato a parlare negli ultimi tempi in particolare in relazione all’ipotesi di riscatto gratuito per i nati tra il 1980 e il 2000.

L’eventuale misura non ha mancato di sollevare critiche. Come scrive riporta Luciano Capone sul Foglio:

 Intanto bisogna dire che la formula “riscatto gratuito” è un ossimoro, perché un riscatto ha per definizione un costo. E non lo paga chi riceve il beneficio, che quindi non riscatta nulla. Quello che in questo caso si propone è di regalare a una fascia di persone anni di contribuzione, pertanto andrebbe definita come “donazione onerosa della laurea ai fini pensionistici”. Ma se questo bonus è oneroso, chi paga? Quali sono gli effetti distributivi? La misura sarebbe fortemente regressiva perché, visto che si basa sull’ultimo stipendio percepito, avvantaggerebbe chi ha redditi più alti(…) Ma è ancora più iniqua se si considera chi non ha preso una laurea, che magari fa un lavoro umile e si trova sul groppone anche i contributi pensionistici di un medico o di un notaio. Se la laurea è un investimento che già garantisce – anche da un punto di vista legale per l’accesso a determinate professioni – maggiori redditi futuri e quindi pensioni più alte, perché deve pagare chi non l’ha frequentata e per giunta guadagnerà di meno?”