Riscatto laurea con sconto sarà prorogato al 2023: come funziona

13 Aprile 2021, di Alberto Battaglia

Diventa sempre più concreta la prospettiva di una proroga al 2022 per il riscatto degli anni di laurea agevolato. Lo hanno confermato fonti governative all’Ansa e al Messaggero.
L’ipotesi allo studio è di prolungare la misura introdotta nel 2019, in via sperimentale per un triennio, con il decreto 4/2019 che aveva avviato anche Quota 100 e il Reddito di cittadinanza.

L’opportunità è stata colta con un certo favore: le domande di riscatto per il pensionamento anticipato pervenute nel solo 2020 sono state ben 55mila.

Riscatto laurea, come funziona

Stando alle normative attualmente in vigore, è consentito il riscatto per un massimo di 5 anni di laurea a condizioni agevolate fino alla fine del 2021, senza limiti di età, ma a condizione di non aver versato contributi prima del 1996 e di essere iscritti all’assicurazione generale obbligatoria (dipendenti, autonomi o gestione separata). La richiesta deve essere inoltrata online all’Inps, oppure, ma solo nel settore privato, dal datore di lavoro.

I contributi riscattati utilizzando questa agevolazione vengono valorizzati con il sistema contributivo, meno generoso di quello retributivo, anche se si riferiscono a periodi precedenti al 1996. Come spiega Pmi.it, l’onere di riscatto è pari a quello versato dai soggetti inoccupati, calcolato convenzionalmente sul minimale di artigiani e commercianti e applicando un’aliquota del 33%.

 

Il costo del riscatto è prossimo ai 5.200 l’anno, una cifra che però è possibile portare in detrazione del 50%. L’importo può essere saldato in una unica soluzione o al massimo in 120 rate mensili (senza interessi) non inferiori ai 30 euro.
Ricordiamo che, in generale, il riscatto non risulta conveniente per quei soggetti che si trovano vicini all’aver maturato i requisiti di età per la pensione di vecchiaia.

La domanda di opzione al sistema contributivo va presentata, in via telematica dal portale dell’Istituto www.inps.it, con inserimento di Pin e codice fiscale (a decorrere dal 1° ottobre 2020 l’Istituto non rilascia più nuovi Pin), oppure Spid (Sistema Pubblico di Identità Digitale).