Rimborso pensioni: adeguamenti saranno al ribasso

11 Maggio 2015, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Per mantenere il deficit 2015 entro le soglie indicate nel documento di economia e finanze – rapporto sul Pil al 2,6% – il governo ha allo studio un decreto per la rivalutazione delle pensioni.

Il testo, volto a evitare che la Commissione Ue metta sotto “monitoraggio” l’Italia, prevede rimodulazioni penalizzanti delle soglie stabilite con la finanziaria 2014. Saranno tutelati gli assegni più bassi e invece escluse le pensioni più alte.

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi, secondo il sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti, fa male a scaricare la responsabilità sul capo del Tesoro Pier Carlo Padoan. I sacrifici, secondo il deputato di Scelta Civica, vanno chiesti anche ai pensionati e non solo ai non pensionati, altrimenti c’è il rischo di scatenare una “guerra generazionale”.

“Se nel 2011 quella misura fu presa dal governo Monti è perché i soldi non c’erano. Se restituiamo tutto a tutti, torniamo in quella situazione di crisi finanziaria. Scelta civica ha già depositato l’idea di una rivisitazione delle pensioni più elevate, ponendo la cifra di 5mila euro lordi al mese. Nel 2008 la Consulta considerò legittimo il blocco dell’indicizzazione per un anno per le pensioni 8 volte superiori la minima, cioè circa 3500 lordi al mese. Queste due cifre potrebbero essere prese come limite oltre il quale non restituire i soldi”.

Il sottosegretario ha precisato l’uso dell’aggettivo ‘immorale’ sulla restituzione dei soldi: “Ho detto che sopra alcune cifre è immorale restituire soldi, ma l’immoralità non è legata ai pensionati. L’immoralità è legata a una politica che nasconde la testa sotto la sabbia e per fare un favore elettorale non si ricorda dei sacrifici chiesti ai non pensionati. In questo senso, non chiedere alcuni sacrifici anche ai pensionati sarebbe una scelta politica immorale”.

Senza un intervento da parte del governo Renzi, Bruxelles potrebbe – con le sue raccomandazioni di mercoledì – condizionare il via libera al ricorso alla flessibilità chiesto dall’Italia per attenuare la regola del debito e il percorso di rientro del deficit strutturale.

Rispettare alla lettera le rigide regole del Fiscal Compact costerebbe decine di miliardi. Un prezzo che l’Italia non può permettersi di pagare proprio ora che i conti sembrano in via di stabilizzazione. Se le stime di crescita verranno rispettate, il rappoto tra debito e Pil dovrebbe finalmente scendere l’anno prossimo.

Il decreto, che dovrebbe giungere venerdì prossimo sul tavolo del consiglio dei ministri, conterrà gli adeguamenti per il passato, ma anche per il futuro, con revisioni al ribasso delle soglie stabilite dal governo Letta nella legge di stabilità 2014.

Basandosi sui criteri di progressività e temporaneità messi a fuoco dai giudici, il testo sarà ispirato alla gradualità in tutti i casi. L’obiettivo è quello di modulare l’indicizzazione all’inflazione per fasce di reddito pensionistico.

Probabilmente tramite la fissazione per la rivalutazione al 100% di un’asticella più alta di quella pari a 3 volte il minimo verranno tutelati gli assegni più bassi.

Per gli assegni più alti si ipotizza l’esclusione totale, perché in questi casi la Corte non avrebbe nulla da eccepire nel caso di eventuali ricorsi futuri. Esclusa l’ipotesi di rimborsare i pensionati con titoli Bot. “Questa sui Bot – ha detto Zanetti – se è allo studio è un’ipotesi ancora non minimamente filtrata. Non ne ho sentito parlare e mi sembra un’idea un po’ particolare”.

L’idea potrebbe essere quella di rivedere al ribasso anche il meccanismo stabilito dalla legge di stabilità approvata sotto il governo Letta, che ad oggi assicura un adeguamento al 95% per i trattamenti tra 1.500 e 2.000 euro, al 75% tra i 2.000 e i 2.500, al 50% tra i 2.500 e i 3.000 euro e al 45% oltre i 3.000 euro (sei volte il minimo).

Il sottosegreatio all’Economia ha sottolineato che Renzi sbaglia a non dire che “noi non restituiamo a tutti i soldi non perché ce lo chiede l’Europa o perché non dobbiamo sforare il 3 per cento ma perché se abbiamo chiesto sacrifici enormi ai non pensionati non possiamo non chiederne anche ai pensionati. Così scateni la guerra generazionale nel paese”.

Piuttosto che rimborsare i pensionati più ricchi, secondo Zanetti, è mportante scongiurare un incremento dell’imposta sui consumi l’anno prossimo. “L’Iva non aumenterà, servono 16 miliardi e li stiamo trovando. Fare aumentare l’Iva per ridare i 100 euro in più al mese a chi ha pensioni sopra i 5 mila non ci penso nemmeno. Se qualcuno lo pensa vuol dire che ha come solo obiettivo quello di mettere in difficoltà il governo e il Paese e deve vergognarsi”.

(DaC)