Riforma pensioni: tutte le proposte allo studio del governo Draghi

1 Ottobre 2021, di Alessandra Caparello

Quota 100 prorogata, Ape sociale allargata e opzione Donna sono alcune delle proposte per la riforma delle pensioni il cui cantiere si è aperto mesi fa e che dovrà essere chiuso a poche settimane pr poi arrivare a concretizzarsi con la legge di bilancio in arrivo alla fine dell’anno.

L’obiettivo del governo è arduo e consiste nella mediazione tra le proposte di legge sulla riforma delle pensioni presentate nel corso dei mesi dai vari partiti. Vediamole nel dettaglio.

Riforma pensioni: le proposte dei partiti

La prima è quella del leghista Claudio Durigon che ha proposto il pensionamento anticipato al raggiungimento di 41 anni di contributi (compresi quella figurativi) a prescindere dall’età (Quota 41). Lo stesso Durigon ha fatto già sapere che la Lega è disposta a rinunciare a questa opzione ma a patto che venga prorogata di un anno Quota 100 o sia attivato un fondo ad hoc per i pensionamenti anticipati con requisiti uguali o molto simili. Proprio su Quota 100 che andrà in soffitta a fine anno con la fine della sperimentazione triennale, Matteo Salvini prova a gettare benzina sul fuoco.

“Fosse per loro fermerebbero Quota 100 e confermerebbero il reddito di cittadinanza, noi il contrario. Se Pd e M5S vogliono tornare alla legge Fornero, la Lega farà le barricate dentro e fuori dal Parlamento, perché con il lavoro e con la vita non si scherza”.

Il Pd ha avanzato una sua proposta a firma di Debora Serracchiani e Cantone che punta alla “stabilizzazione” dell’Ape sociale, da estendere a nuove categorie di lavori gravosi, a rendere permanente Opzione donna, al ricorso a una “delega” per introdurre la pensione di garanzia per i giovani e alla riduzione della “soglia” di vecchiaia per le lavoratrici madri.

L’Ape sociale è una misura sperimentale in vigore dal 1° maggio 2017 la cui scadenza, in seguito a successivi interventi normativi è stata prorogata fino al 31 dicembre 2021. E’ stata la legge di bilancio 2017 a prevedere un’indennità a carico dello Stato erogata dall’Inps, a soggetti in determinate condizioni previste dalla legge che abbiano compiuto almeno 63 anni di età e che non siano già titolari di pensione diretta in Italia o all’estero. La cosiddetta “Opzione donna” invece è un trattamento pensionistico calcolato secondo le regole di calcolo del sistema contributivo ed erogato, a domanda, in favore delle lavoratrici dipendenti e autonome che hanno maturato i requisiti previsti dalla legge entro il 31 dicembre 2020. Possono accedere alla pensione con opzione donna le lavoratrici che abbiano maturato, entro il 31 dicembre 2020, un’anzianità contributiva pari o superiore a 35 anni ed un’età anagrafica pari o superiore a 58 anni (per le lavoratrici dipendenti) e a 59 anni (per le lavoratrici autonome).

Ha la firma di Renata Polverini (Fi) un’altra proposta che prevede la possibilità di accedere al pensionamento per i lavoratori con almeno 62 anni di età e 35 anni di contributi, a condizione che l’importo del trattamento non sia inferiore a 1,5 volte l’assegno sociale e con una riduzione del 2% per ogni anno di anticipo rispetto al limite dei 66 anni. Simile la proposta di Walter Rizzetto di Fratelli d’Italia che propone una soglia minima di 62 anni e una “massima” di 70 anni, oltre ad almeno 35 anni di contributi, con l’importo mensile dell’assegno non inferiore a 1,5 volte l’assegno sociale e con penalizzazioni decrescenti sotto i 66 anni.

Tra le altre proposte troviamo anche Quota 102 che prevede un innalzamento del requisito per la quota 100, che richiederebbe dal 2022 64 anni di età e 38 di contributi e un’Opzione per il contributivo che prevede un ricalcolo della pensione interamente con il sistema contributivo, anche se ci sono versamenti precedenti al 1996, con 64 anni di età e 36 anni di contributi (con un meccanismo simile a quello dell’Opzione Donna).

Da ultimo si segnala la proposta avanzata dal presidente dell’Inps, Pasquale Tridico.

Forme di flessibilità ne abbiamo diverse. La mia proposta di pensione flessibile (e sostenibile) resta l’uscita a 63 anni col calcolo della sola quota contributiva con la restante quota retributiva che scatta a 67. Poi vedo che lo studio appena concluso da parte della commissione istituita dal ministero del Lavoro, a cui anche l’Inps ha fornito un importante contributo, va nella giusta direzione ed approfondisce il tema delle categorie gravose a cui estendere l’Ape sociale”.