Riforma pensioni: dopo Quota 100, in auge quota 41 e anticipata a 64 anni

5 Luglio 2021, di Alessandra Caparello

Ormai è certo, Quota 100, l’anticipo pensionistico voluto dal precedente governo che prevede di andare in pensione a 62 anni con una contribuzione minima di 38 anni, scadrà a fine anno in attesa della riforma delle pensioni annunciata dal premier Draghi. Cosa accadrà dopo? Quali sono le ipotesi di riforma allo studio del governo Draghi?

Riforma pensioni: le ultime novità

Le ipotesi circolate nelle ultime settimane in merito alla riforma delle pensioni voluta dal governo tecnico dell’ex numero uno della BCE, Mario Draghi, sono tante. Quota 102, Quota 92 (a fronte di un ricalcolo interamente contributivo della pensione), Quota 41, la flessibilità dai 62 anni di età chiesta dai sindacati.  Se da una parte non vi è certezza su quale il governo si focalizzerà e porterà avanti, certamente l’idea dell’esecutivo Draghi si basa su due aspetti fondamentali:  rendere più flessibile l’uscita dal lavoro per certe categorie svantaggiate e consentire l’accesso alla pensione anticipata, ma con penalizzazione. Il ministro del Lavoro Andrea Orlando ha annunciato nei giorni scorsi l’avvio di un confronto con le parti sociali, con gli altri ministeri interessati e in sede collegiale di governo.

Al fine di individuare i percorsi più adeguati e con principi di condivisione per intervenire sul sistema pensionistico. Credo che le proposte di intervento che saranno prossimamente individuate e condivise non possano essere più di carattere sperimentale e transitorio, ma dovranno essere orientate, in termini di sostenibilità ed equità e di una prospettiva di lungo periodo. Dovranno avere carattere strutturale”.

Le ipotesi che però vanno per la maggiore rispetto alle tante emerse sono quota 41, apprezzata dai sindacati, che darebbe la possibilità di pensionamento una volta raggiunti i 41 anni di contributi, per tutti i tipi di lavori senza limiti anagrafici e l’accesso alla pensione a 64 anni con almeno 20 anni di contributi versati. A patto però di aver già raggiunto un importo pari a 2,8 volte quello dell’assegno sociale.

In ogni caso, se non ci sarà un intervento realmente ampio e strutturale, dal 1° gennaio 2022 verrà ripristinata la legge Fornero, che prevede l’uscita dal lavoro a 67 anni.