Riforma pensioni: quanto si perde con Quota 102 e Quota 41

21 Ottobre 2020, di Alessandra Caparello

Via Quota 100 arriva Quota 102. Sarebbe questa la novità che con tutta probabilità dovrebbe arrivare nel sistema previdenziale italiano il prossimo anno quando andrà in soffitta Quota 100, ossia l’anticipo pensionistico introdotto nel 2019 in forma sperimentale che consente l’uscita anticipata dal mondo del lavoro per tutti coloro che vantano almeno 38 anni di contributi con un’età anagrafica minima di 62 anni, senza dovere aspettare i 67 anni per la pensione di vecchiaia.

Introdotta in via sperimentale per un triennio, Quota 100 andrà definitivamente in soffitta nel 2021 e già si stanno studiando dei validi sostituti.
Al momento l’Esecutivo guidato dal Premier Giuseppe Conte sta valutando due opzioni per modificare il ritiro anticipato dal lavoro: la prima è la Quota 102, mentre la seconda è la Quota 41. Un’uscita anticipata dal mondo del lavoro che implica però una riduzione della pensione mensile. Con Quota 100 l’assegno mensile veniva ridotto, a seconda dei casi, dal 2 al 14 per cento.

Vediamo quanto si perde con i provvedimenti ora allo studio del governo secondo una studio di Progetica elaborato per il Corriere della Sera.

Quota 102: riduzione tra il 4 e il 15%

Quota 102, che entrerebbe in campo dal 2022, prevede l’anticipo pensionistico a 64 anni di età e con un’anzianità contributiva di 38 anni.
Con l’uscita anticipata dal mondo del lavoro usufruendo di Quota 102, secondo le stime di Progetica si avrebbe una riduzione dell’assegno mensile di circa il 4% nel caso di un anno di anticipo ma può arrivare fino al 15% per chi anticiperebbe di 3 anni e 8 mesi.
Come per Quota 100 in sostanza, il taglio dell’assegno pensionistico sarebbe la diretta conseguenza di uscire prima dal lavoro per cui meno contributi si versano, minore è la pensione che si riceverà.

Quota 41: un taglio del 10%

Oltre a Quota 102, altra ipotesi sul tavolo è quella di introdurre Quota 41, ossia permettere il pensionamento con 41 anni di contributi a prescindere dall’età anagrafica e senza ulteriori adeguamenti per l’aumento della speranza di vita.
Secondo le simulazioni il raglio all’assegno mensile sarebbe nell’ordine del 10%.

Al momento questa possibilità è concessa solo ai cosiddetti lavoratori precoci. Il governo pare disponibile alla richiesta dei sindacati di inserire la possibilità di pensione anticipata con Quota 41 per i lavoratori fragili, ossia malati immunodepressi, riceventi o in attesa di trapianto, diabetici, cardiopatici pazienti in dialisi.