Riforma pensioni costerà da 2 a 2,6 miliardi di euro

11 Agosto 2016, di Alessandra Caparello

MILANO (WSI) – Cominciano a delinearsi i contorni del pacchetto pensioni che prenderà forma nella prossima Legge di Stabilità. Le ultime indiscrezioni parlano delle cifre che necessitano ad attuare la tanto attesa riforma previdenziale.

Per quanto riguarda lo scivolo al pensionamento dei lavoratori precoci, ossia coloro che hanno iniziato a lavorare prima dei 18 anni, avrebbe costi stimati tra 1,2 e 1,8 miliardi a regime. Sempre a regime il bonus di 4 mesi, riconosciuto per ogni anno di contribuzione prima dei 18 anni di età, necessita di risorse comprese tra 1,5 e ,8 miliardi di euro. Se il bonus fosse ridotto a 3 mesi, i miliardi sarebbero compresi tra 1,2 e 1,4- Ad essere interessati una platea di 60-67mila interessati.

Per quanto riguarda la quattordicesima, raddoppiano la platea dei soggetti beneficiari, da 1,2 milioni a 2,4 milioni di persone sopra i 64anni, le risorse necessarie ammonterebbero a 800 milioni l’anno. 500 milioni a regime invece costerebbe la ricongiunzione gratuita, ossia l’accorpamento dei contributi versati per la pensione in diverse gestioni. La cifra stimata include il riscatto della laurea e nel primo anno di attivazione il costo sarebbe pari a 87 milioni di euro.

Per i lavoratori usuranti l’accesso alla pensione in anticipo significherebbe una spesa pari a 72 milioni di euro a regime. Infine il costo dell’Ape, l’anticipo pensionistico tramite un prestito da chiedere ad una banca o altro intermediario finanziario necessiterebbe di una cifra tra 600 e 700 milioni di euro e coprirebbe soprattutto le detrazioni per categorie svantaggiate come i disoccupati.

Proprio in riferimento all’Ape è intervenuta in un’intervista al Corriere della Sera, la leader della Cgil, Susanna Camusso che ha affermato che l’Ape è come fare un mutuo, “sarà un flop”.

“Il Governo ci ha detto che con la legge di bilancio avrebbe messo a disposizione risorse rilevanti, ma le anticipazioni parlano di appena 1,5 miliardi di euro, una cifra chiaramente insufficiente. Non va avanti l’ottava salvaguardia per gli esodati, non ci sono soluzioni per i lavori usuranti e per i precoci, mentre l’unica cosa che sembra interessare al governo è l’Ape, questa specie di mutuo pensionistico sul quale abbiamo molte obiezioni (…) E’ urgente aumentare la no tax area e allargare la platea dei beneficiari della quattordicesima bisogna inoltre intervenire a sostegno di coloro che svolgono lavori usuranti o hanno cominciato da ragazzi. Infine, vanno corrette le leggi sbagliate che impediscono le ricongiunzioni gratuite. L’Ape è nei fatti un prestito, un marchingegno che non può funzionare come soluzione generale al tema della flessibilità in uscita. Del resto è facile capire che l’idea che ci si debba indebitare alla fine dell’età lavorativa, con un prestito da restituire in 20 anni sulla stessa pensione, è un’idea contraria alla naturale propensione delle persone. Con queste caratteristiche non c’è dubbio. Non solo. C’è anche il rischio di dare alle aziende uno strumento che può rivelarsi un capestro per i lavoratori nei processi di ristrutturazione. Lavoratori ai quali verrebbe imposta l’Ape”.