Riforma Fornero, si rischia buco di 13 miliardi. Addio tesoretto

4 Maggio 2015, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Il governo Renzi, nell’annunciare il tesoretto da 1,6 miliardi, non aveva fatto i conti con l’ultima mazzata arrivata sui conti pubblici. La decisione, della Corte costituzionale, di bocciare la riforma Fornero del 2012.

La Consulta ha bocciato la riforma Fornero contenuta nel Salva Italia del 2012 in una decisione che potrebbe avere ripercussioni gravi nelle già fragili finanze pubbliche italiane. In ballo c’è infatti circa lo 0,3% del Pil risparmiato nel periodo 2012-2013.

Nello specifico la corte costituazionale ha giudicato incostituzionale il blocco della perequazione, ossia il meccanismo che adegua le pensione a inflazione e costo della vita, nel biennio sopra citato. Su assegni tre volte superiori al minimo Inps, la norma erode il potere di acquisto, impedendo aumenti degli assegni di anche più di 1.500 euro al mese.

Il governo è ora alla ricerca di 5-6 miliardi di euro, e il tesoretto viene considerato come la cassaforte da cui attingere per trovare le risorse iniziali, come ha detto Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro della Camera.

“I soldi vanno restituiti e possiamo dire addio al tesoretto”, ha detto, nel chiedere all’esecutivo di aprire un tavolo sul tema della previdenza per “non doverlo affrontare un pezzo alla volta”.

Tuttavia, secondo le stime di Spi-Cgil, l’impatto sulle casse dello stato sarebbe anche maggiore, fino a 8 miliardi di euro in due anni, e a 9,7 miliardi di euro, in quattro anni, con lo stop alla rivalutazione (totale per le pensioni oltre sei volte il minimo) deciso dal governo Letta. E le prime stime in commissione bilancio della Camera parlano di un buco – i calcoli devono essere però ancora confermati, tra gli 11 e i 13 miliardi.

L’impatto sui conti pubblici, stimato dall’Avvocatura dello Stato quando si tenne l’udienza pubblica, sarebbe di circa 1,8 miliardi per il 2012 e circa 3 miliardi per il 2013.

La norma che, “in considerazione della contingente situazione finanziaria”, stabiliva sui trattamenti pensionistici di importo superiore a tre volte il minimo Inps il blocco della rivalutazione dell’assegno è stata giudicata incostituzionale. Ad essere ‘bocciato’ è stato l’articolo 24 del decreto legge 201/2011.

“L’interesse dei pensionati, in particolar modo i titolari di trattamenti previdenziali modesti, è teso alla conservazione del potere di acquisto delle somme percepite, da cui deriva in modo consequenziale il diritto a una prestazione previdenziale adeguata. Tale diritto, costituzionalmente fondato, risulta irragionevolmente sacrificato nel nome di esigenze finanziarie non illustrate in dettaglio”.

“La riforma previdenziale peggiore d’Europa”, che va “rottamata”, ha detto il segretario generale della Cisl, Annamaria Furlan.

“Era una norma ingiusta e la Corte costituzionale lo ha confermato: è la dimostrazione che bisogna mettere mano alla legge Fornero che è piena di ingiustizie ed è una delle ragioni della crescita della disoccupazione”, ha affermato il numero uno della Cgil, Susanna Camusso.

Il leader della Uil, Carmelo Barbagallo, ha ironizzato sul tesoretto: “è solo virtuale, per questo volevano darlo ai poveri”.

La sentenza “è molto chiara: non si può fare cassa con i pensionati”, ha aggiunto il segretario generale dello Spi-Cgil, Carla Cantone, affermando che, quindi, bisognerà tornare al meccanismo di rivalutazione “ante Fornero”. E che ora “il governo e l’Inps devono applicare” questa sentenza “così come avvenne con il contributo di solidarietà sulle pensioni d’oro che fu restituito a stretto giro”.

(DaC-Lna)