Riforma fiscale Usa: ministri Ue bocciano legge. Valanga di buyback

12 Dicembre 2017, di Mariangela Tessa

La riforma fiscale americana voluta da Donald Trump non passa l’esame dell’Europa.  Secondo quanto ha riportato ieri in un articolo il Financial Times, i Ministri delle Finanze di Italia, Francia, Germania, Spagna e Gran Bretagna avrebbero inviato una lettera al loro omologo statunitense, Steven Mnuchin, mettendo in evidenza che la riforma fiscale sarebbe “in disaccordo” con le regole internazionali del libero scambio. E di conseguenza rischierebbe di essere discriminatoria nei confronti delle compagnie straniere.

“Gli Usa sono il più importante partner commerciale e di investimenti dell’Europa, e di conseguenza stiamo seguendo i dibattiti nel suo paese con il più grande interesse”, si legge nella lettera firmata dal tedesco Peter Altmaier, dal francese Bruno Le Maire, dal britannico Philip Hammond, dall’italiano Pier Carlo Padoan e dallo spagnolo Cristòbal Montoro Romero.

“Se la creazione di un sistema fiscale moderno, competitivo e robusto è uno dei pilastri essenziali della sovranità di uno stato, è importante che i diritti del governo Usa sulla politica fiscale interna siano esercitati in un modo che rispettino gli obblighi internazionali a cui hanno sottoscritto”, continua il testo della missiva. E la riforma del fisco dell’amministrazione Trump, così come formulata al momento, “causa preoccupazioni significative dalla prospettiva europea“.

Dopo avere elencato le varie criticità i ministri, si rivolgono al segretario Usa:

“Ti saremmo grati se tenessi in considerazione i nostri rilievi per tutti i prossimi passaggi legislativi, fiduciosi che si possa raggiungere un saggio ed equilibrato compromesso con l’obiettivo di creare un nuovo forte e moderno sistema fiscale”.

In particolare nel mirino dei ministri ci sarebbe la prevista accisa al 20% che colpirebbe anche le importazioni da parte di gruppi USA dalle loro controllate all’estero. Questa avrebbe un impatto sugli “accordi commerciali genuini” e, scrivono i ministri, potrebbe essere discriminatoria e in contrasto con regole internazionali del World Trade Organisation (WTO) – l’Organizzazione mondiale del commercio che Donald Trump vuole distruggere.

Sulla riforma fiscale voluta da Trump non mancano critiche sul fronte interno. Sono sempre più numerosi gli osservatori che fanno notare come i risparmi fiscali a favore delle aziende saranno utilizzati in operazioni di buyback e distribuzione di dividendi straordinari. Niente dunque investimenti e creazione di nuovi posti di lavoro come preventivato dalla Casa Bianca.

Solo questa settimana la lista di gruppi che hanno annunciato operazioni di riacquisto di azioni proprie comprende big del calibro di Bank of America, Home Depot, Johnson Controls International, T-Mobile Usa , Ciena e anche Madison Square Garden.