Riforma fiscale: Irpef, Irap, partite Iva, come cambieranno a breve

9 Maggio 2022, di Mariangela Tessa

Diciotto mesi per mettere a punto la nuova riforma fiscale. Questo il tempo a disposizione del Governo per ridisegnare l’imposizione su famiglie e imprese, una volta approvata la legge delega sulla riforma fiscale, la cui discussine alla Camera è ancora una volta rimandata (era prevista oggi  9 maggio 2022).  La ricerca di un accordo sul testo della delega fiscale è quindi solo il primo passo per portare a casa una riforma che punti, come indicato dall’esecutivo, a ridurre la pressione fiscale, riequilibrare e semplificare il sistema. Solo dopo i dettagli della riforma saranno definiti con i decreti delegati ma con un principio: dall’attuazione non potrà derivare un aumento della pressione fiscale.

Il nuovo sistema fiscale dovrebbe prevedere una distinzione tra le imposte sul reddito dei cittadini (progressive) e quelle applicate invece sui redditi da capitale immobiliare/mobiliare (proporzionali). Lo schema appare tutt’altro che definito, con un quadro ancora da modulare, viste le frizioni interne al governo.

Riforma fiscale: l’Irpef verso tre aliquote

Dopo che la legge di Bilancio 2022 ha ridotto gli scaglioni Irpef da cinque a quattro, la delega potrebbe portare a un nuovo intervento per arrivare a tre aliquote. L’obiettivo dell’esecutivo è quello di ridurrre le aliquote medie effettive e marginali, a cominciare dai redditi medio-bassi.

La flat tax al 15% per le partite Iva viene confermata, con uno scivolo di due anni per chi esce dal regime forfettario: soglia e aliquota saranno definite dai decreti attuativi, un’ipotesi è far pagare il 20% fino a 80 mila euro. La riforma prevede anche la creazione di un cashback fiscale, ossia la possibilità di ottenere il rimborso di spese come quelle sanitarie in tempi brevi, senza attendere la dichiarazione dei redditi: le somme saranno caricate su piattaforme come ad esempio l’app-Io.

Via a mappatura catastale

Al primo gennaio 2026 partirà la nuova mappatura alla rendita catastale su tutti gli immobili e i terreni d’Italia. Per realizzarla, il governo darà a Comuni e Agenzia delle entrate nuovi strumenti per facilitare la rilevazione.

Obiettivo è far emergere i cosiddetti immobili fantasma, abusivi o accatastati male. I proprietari di queste case dovranno iniziare a pagare le tasse e ne deriverà per lo Stato un maggior gettito che andrà a ridurre l’Imu. Per le unità immobiliari riconosciute di interesse storico o artistico verranno riconosciute adeguate riduzioni del valore patrimoniale medio ordinario che tengano conto dei particolari e più gravosi oneri di manutenzione e conservazione nonché del complesso dei vincoli legislativi alla destinazione, all’utilizzo, alla circolazione giuridica e al restauro.

Irap: verso abolizione graduale

L’Irap, imposta regionale sulle attività produttive, sarà abolita in modo graduale. Già è stata cancellata dall’ultima manovra per le persone fisiche con partita Iva, ora i decreti attuativi indicheranno gli step successivi: scomparirà prima per società di persone, studi associati e società tra professionisti, poi per le società di capitali. Ma l’Irap è cruciale per le Regioni, copre ad esempio le spese sanitarie, perciò il mancato gettito – specifica la delega – dovrà essere ripianato dallo Stato.