Riforma catasto: niente patrimoniale ma caccia agli immobili fantasma

6 Maggio 2022, di Alessandra Caparello

Diventa meno irta la strada del Parlamento per la riforma del Catasto. Una nota del centrodestra rivela che è stata raggiunta un’intesa con Palazzo Chigi per rivedere gli articoli 2 e 6 della delega fiscale.

Riforma catasto: su cosa è stata raggiunta l’intesa

Nel dettaglio motivo di discordia era l’articolo 6 della delega fiscale in discussione in Parlamento al cui comma 1 prevede “una modifica della disciplina relativa al sistema di rilevazione catastale al fine di modernizzare gli strumenti di individuazione e di controllo delle consistenze dei terreni e dei fabbricati”. “Si tratta di intervenire sugli immobili attualmente non censiti o che non rispettano la reale consistenza di fatto – recita il testo – la relativa destinazione d’uso ovvero la categoria catastale attribuita; sui terreni edificabili accatastati come agricoli; sugli immobili abusivi.” Al successivo comma 2, si prevede una integrazione delle informazioni presenti nel catasto dei fabbricati in tutto il territorio nazionale, da rendere disponibile a decorrere dal 1° gennaio 2026.

Oggi l’intesa con il centrodestra rende noto che “nell’accordo viene eliminato ogni riferimento al sistema duale, preservando i regimi cedolari esistenti e garantendo un’armonizzazione del sistema fiscale” come si legge nel comunicato congiunto di Lega e Forza Italia che spiegano come per quanto riguarda il catasto venga “eliminato ogni riferimento ai valori patrimoniali degli immobili, consentendo l’aggiornamento delle rendite secondo la normativa attualmente in vigore e senza alcuna innovazione di carattere patrimoniale”.
“Esclusa anche in questo caso la possibilità di nuove tasse sulla casa” viene specificato.

Riforma catasto: come sarà

Alla luce dell’intesa trovata, l’articolo 6 del disegno di legge delega per la riforma del fisco prevede oggi che il catasto verrà aggiornato progressivamente senza cambiamenti rispetto ai criteri attuali.  I principi per l’integrazione delle informazioni presenti nel Catasto fabbricati dovranno essere disponibili dal 1° gennaio 2026 anche se tali informazioni, tuttavia, non saranno utilizzate per determinare la base imponibile dei tributi che derivano dalle risultanze catastali.

All’unità immobiliare si attribuirà un valore patrimoniale e una rendita attualizzata, rilevati in base ai valori di mercato, anche attraverso meccanismi di adeguamento periodico.
Il primo step per realizzare il nuovo catasto resta comunque la mappatura degli immobili e dunque la rilevazione dei beni non censiti. Obiettivo è dotare comuni e agenzia delle Entrate di strumenti per individuare ed eventualmente classare gli immobili attualmente non censiti, quelli cosiddetti fantasma o che non rispettano la reale consistenza di fatto, la relativa destinazione d’uso, ovvero la categoria catastale attribuita.
Per le unità immobiliari riconosciute di interesse storico o artistico verranno riconosciute adeguate riduzioni del valore patrimoniale medio ordinario che tengano conto dei particolari e più gravosi oneri di manutenzione e conservazione nonché del complesso dei vincoli legislativi alla destinazione, all’utilizzo, alla circolazione giuridica e al restauro.

La riforma attuerà quella che è stata ribattezzata operazione trasparenza nel senso che si dovrà far luce sui terreni edificabili accatastati come agricoli e sugli immobili abusivi.

Prima dell’annuncio, Salvini aveva commentato: “Probabilmente abbiamo trovato la soluzione per evitare aumenti di tasse su casa, affitti e risparmi. Una delega fiscale che conferma la flat tax e non prevede nuove tasse, quello che la Lega e il centrodestra chiedevano. Se è così, la voteremo”.

Immediata la replica del segretario del Pd Enrico Letta: “Non ci sarà un aumento delle tasse. Oggi Salvini lo ha scoperto e dice e racconta che lo ha ottenuto lui. Vorrei ripetere con grande forza che secondo noi questo non è il metodo di stare al governo. In maggioranza si sta essendo dentro le discussioni, attenti ai temi e soprattutto all’unità di quello che si fa”.

Che cosa è il Catasto e a cosa serve

Il Catasto è archivio di tutti i beni immobili, sia terreni che fabbricati, presenti in un Comune o in una Provincia. Si tratta quindi di una sorta di carta d’identità contenente le informazioni utili sulla localizzazione geografica, estensione della proprietà, destinazione d’uso e caratteristiche di un bene.
Il Catasto registra tutte le proprietà ed eventuali cambiamenti che subiscono nel tempo, cioè tutti i dati che serviranno per calcolare la tassazione.

L’Agenzia delle Entrate gestisce la banca dati catastali, dove si trovano:

  • identificazione catastale: numero di mappa, Comune, sezione, particella e subalterno;
  • indirizzo;
  • classe di redditività, solo in alcuni casi;
  • consistenza, indicata in superficie oppure in numero di vani;
  • rendita catastale,
  • categorie catastali.

Proprio la rendita catastale è uno degli elementi imprescindibili da cui calcolare una serie di tasse come l’Imu, la vecchia Ici per intenderci.