Riforma fiscale, Fugnoli: effetto Weinstein anche sui mercati

17 Novembre 2017, di Daniele Chicca

Le ultime pesanti batoste politiche subite dai Repubblicani nelle elezioni dei Senatori di un paio di Stati importanti della Costa Est americana hanno avuto paradossalmente un effetto positivo sulle politiche di Washington D.C., in quanto sono riusciti a ricompattare la base del partito dei conservatori, divisa su diversi temi di politica fiscale, economica e non solo, in vista di un altro voto decisivo. Gli ultimi sviluppi potrebbero finire per favorire l’implementazione del piano ambizioso di riforma fiscale negli Stati Uniti, uno dei temi di attualità politico economica monitorati con maggiore attenzione dai mercati.

Lo sostiene Alessandro Fugnoli, strategist di Kairos che nella sua ultima newsletter settimanali pone l’accento sulle questioni politiche delicate negli Stati Uniti, facendo cenno al caso Weinstein, che avrebbe aperto una sorta di vaso di Pandora: “al di là del merito specifico della vicenda, è l’attacco alla Hollywood-Babilonia antitrumpiana e segue di poche settimane lo scandalo Uber, additata come simbolo di una Silicon Valley maschilista, corrotta e anch’essa antitrumpiana”.

In Alabama il caso Moore, il candidato Repubblicano al posto di Senatore dello Stato del Sud, è invece “l’attacco simmetrico, potenzialmente devastante, al Sud gotico e trumpiano”. Moore è appoggiato da Steve Bannon, strategist tra i principali fautori della vittoria di Trump alle elezioni presidenziali e rappresentate dell’ala della destra radicale del partito conservatore. Bannon “vuole liquidare l’establishment repubblicano e sostituirlo con nazionalisti economici e populisti mentre Trump, prudentemente, sta a guardare”.

Cosa c’entra lo scandalo Weinstein? Semplice, “Bannon stava cominciando a vincere tutte le primarie con i suoi uomini e anche Moore era proiettato verso un largo successo quando alcune donne si sono affacciate a denunciare abusi da lui commessi negli anni Ottanta. In queste ore un robot sta telefonando in tutte le case dell’Alabama per sollecitare la denuncia di altri eventuali abusi commessi da Moore, il quale nega ogni addebito. Il danno in ogni caso è fatto. O Moore si ritirerà o verrà comunque battuto da un democratico”.

L’attacco mediatico e politico assume maggiore importanza se si tiene conto del fatto che contro Moore ci sono in prima linea “non i democratici ma i repubblicani di establishment, disposti a perdere il senato (ed eventualmente la camera) pur di bloccare Bannon. In questo c’è una logica. Se non si blocca il movimento di Bannon sul nascere, gran parte dell’establishment repubblicano verrà spazzato via nelle prossime primarie. Perdere la maggioranza al senato è un prezzo sopportabile se l’alternativa è essere mandati a casa per sempre”.

Il risultato degli ultimi sviluppi politici interni è che “la bruciante sconfitta in Virginia e New Jersey la settimana scorsa e la possibilità di perdere anche l’Alabama stanno facendo miracoli nell’aiutare i repubblicani del Congresso, incluse le primedonne del senato, a mettere a fuoco e ad accelerare al massimo la riforma fiscale”.

Le novità sulla riforma fiscale Usa e quando sarà approvata

Dopo che la Camera Usa ha approvato in aula la sua versione finale, “il testo su cui il senato sta lavorando include anche un primo pezzo di riforma sanitaria che fa risparmiare soldi al governo e riapre le speranze per una riforma più ampia nel corso del 2018”. Come si è già visto, le speranze di un taglio alla corporate tax al 20% dal 35%, sebbene probabilmente rinviato di un anno, sono in grado di dare carburante ai listini azionari.

Fugnoli si sofferma su quattro punti in particolare:

  1. L’aliquota sembra confermata al 20, senza i temuti ritocchi al rialzo che si andavano profilando
  2. Il ribasso sarà definitivo e non, come si stava cominciando a pensare, limitato a 10 anni
  3. Gli investimenti potranno essere spesati integralmente per tutti i prossimi 5 anni
  4. La deducibilità degli interessi passivi sarà limitata al 30 per cento dell’Ebitda, ma con i tassi così bassi ci saranno ripercussioni solo per le imprese molto indebitate. Al margine, verranno disincentivati i buy-back a leva, il che, strategicamente, è una buona, non una cattiva notizia.

Anche se la maggioranza al Senato è risicatissima e i Repubblicani non si possono permettere divergenze o passi falsi, Fugnoli ricorda che “non ci sono oppositori interni particolarmente decisi. Il senatore Johnson sta puntando i piedi e fa notare come le grandi imprese siano state aiutate più delle piccole, ma è un uomo ragionevole e alla fine si accoderà”. Dopo il Thanksgiving le due camere lavoreranno per riconciliare i due testi. Il testo del senato prevarrà e Rayan ha già dato l’assenso della camera ad alcuni punti in cui il senato si differenzia dalla camera. Questo significa che “per fine anno o inizio 2018 il tutto potrebbe essere sul tavolo di Trump, che approverà sicuramente senza rinviare il testo al congresso”.

La settimana scorsa si è temuto per l’apertura di una fase di correzione sui mercati finanziari: chi ha aperto posizioni lunghe il 7 novembre del 2016, giorno in cui erano partiti i primi acquisti della fase rialzista scatenatasi prima dell’elezione di Donald Trump (il cosiddetto “Trump rally“), in alcuni casi le ha chiuse un anno esatto dopo. Oltre ai dubbi sulla riforma fiscale, osserva Fugnoli, “c’è stato il venir meno delle sorprese positive su crescita e inflazione e il sopraggiungere di qualche piccola sorpresa negativa su questi due fronti”.

Il tutto mentre in Europa la fase correzione è stata ancora più forte, per effetto dell’indebolimento del dollaro Usa, “sempre di più elemento prociclico. Si stavano toccando livelli di volatilità e di prezzo che avrebbero potuto facilmente produrre altra volatilità e altre cadute, ma la spirale è stata spezzata dall’accelerazione della riforma fiscale e dai suoi contenuti, nell’ultima versione, aggressivamente pro business”.

“La limitata correzione cui abbiamo assistito è avvenuta con volumi ridotti. Pochi i venditori, timorosi di perdere l’ultima parte del grande rialzo, e pochi i compratori, timorosi di restare incastrati in una correzione più ampia o addirittura in un bear market in gestazione. In tutti, come si vede, è stata presente la sensazione che il grande rialzo sia nella sua fase finale. Il che ci dice che, in fondo, tutta questa complacency non c’è e che una piccola strizzata verso l’alto, con la riforma fiscale in dirittura d’arrivo, è ancora possibile. Ci dice, ancora di più, che per quanto i mercati siano carichi, sazi e stanchi, non per questo siamo ancora pronti per un bear market“.