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L’Italia si prepara a riscrivere le regole della finanza. Il Governo mette mano al Testo Unico della Finanza (TUF) con una riforma destinata a cambiare il volto di Piazza Affari. Obiettivo: semplificare, attrarre capitali, rafforzare la fiducia degli investitori.
La bozza del nuovo Codice dei mercati finanziari, attesa per l’inizio del 2026, promette un salto di qualità su OPA, governance e trasparenza — e riafferma il ruolo centrale della Consob come guardiano del mercato.
OPA: torna la soglia unica del 30%
È la misura simbolo della riforma. Dopo anni di distinzioni e deroghe, il governo ripristina la soglia unica del 30% per l’obbligo di Offerta Pubblica di Acquisto totalitaria. Una scelta che riallinea l’Italia agli standard europei e punta a ridare certezza alle operazioni di controllo.
Non solo: il prezzo d’offerta sarà calcolato sulla media dei sei mesi precedenti, non più dodici, e dovrà essere adeguato se l’offerente ha comprato titoli a un prezzo più alto. Tutto digitale, tutto più veloce: anche la documentazione OPA diventa internazionale e in formato elettronico.
Tra le novità più discusse, l’introduzione dell’“acquisto totalitario”: una società quotata potrà deliberare la cessione completa del proprio capitale a un soggetto individuato dal consiglio di amministrazione.
Rumors sotto controllo: la Consob diventa proattiva
Addio indiscrezioni pilotate e fughe di notizie senza fondamento. La riforma introduce le norme “anti-rumors”, pensate per contrastare manipolazioni e speculazioni a colpi di tweet o retroscena.
La Consob potrà intervenire prima, chiedendo chiarimenti a società o potenziali acquirenti coinvolti in indiscrezioni di mercato. Se non arrivano risposte entro i termini, scatterà un blocco di 12 mesi per nuove offerte sulla stessa società.
Un potere “proattivo”, dunque, che segna un cambio di passo nel modo di fare vigilanza.
Assemblee più snelle, ma con meno voce ai piccoli soci
Nel mirino anche le assemblee societarie, spesso teatro di interventi dilatori o contestazioni fuori tema. Il nuovo TUF restringe la platea: potranno parlare solo i soci con almeno lo 0,1% del capitale. L’intento è snellire i lavori, ma la misura divide. Secondo gli osservatori più critici, la soglia rischia di silenziare piccoli azionisti, giornalisti e attivisti, che negli ultimi anni hanno portato in assemblea temi ambientali, sociali e di governance. La riforma guarda anche alle piccole e medie imprese e alle nuove quotazioni, con l’obiettivo di rendere più agevole l’accesso ai mercati.
Previsti iter semplificati, deroghe su alcuni vincoli e strumenti più agili per la raccolta di capitale. Un segnale di apertura verso le aziende innovative che vogliono crescere in Borsa senza restare imbrigliate nella burocrazia.
Downlisting per restare nel mercato, ma a costi ridotti
Per frenare la fuga delle società da Piazza Affari, il governo punta sul downlisting: il passaggio dal mercato regolamentato a sistemi multilaterali di negoziazione, come Euronext Growth Milan. Una via di mezzo tra la permanenza in Borsa e il delisting, con costi più bassi e requisiti più leggeri. Sul fronte della comunicazione societaria, viene abolto l’obbligo di pubblicare gli annunci finanziari sui quotidiani nazionali. Tutto passerà per canali digitali certificati. Una scelta coerente con i tempi, ma che preoccupa gli editori: un’altra fonte di ricavi pubblicitari rischia di sparire.