Riforma Bcc: soglia di 500 soci, regalo alle grandi banche

3 Febbraio 2016, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Dovrebbe essere varato venerdì nel Consiglio dei ministri il decreto che introdurrà la riforma delle Bcc, insieme alle nuove misure per accelerare le procedure esecutive per il recupero dei crediti e l’anticipo di nuove misure organizzative che riguardano i tribunali, previste nel ddl di riforma delle procedure fallimentari.

Proprio la revisione della legge fallimentare accende un braccio di ferro tra Tesoro e Giustizia e almeno per ora sembra che nelle pagine del decreto rimanga la percentuale minima per i creditori e la cancellazione del silenzio-assenso.

Ma è sulla riforma delle banche di credito cooperativo e la nascita di una holding unica che l’attesa è tanta. Il decreto recepirà i capisaldi dell’autoriforma varata dal sistema che prevede la creazione di una capogruppo spa in cui le singole banche aderiranno con un patto di coesione.

Il tutto sembra creato ad hoc a vantaggio delle poche grandi Bcc e per salvare chi ha mal amministrato le proprie banche. I posti, ovvero le poltrone, dei vertici regionali e nazionali delle federazioni e delle società di servizio più inefficienti resteranno intatti come sono.

Più che raddoppiata soglia minima soci

A dare maggiori indiscrezioni sulla bozza del decreto atteso venerdì in Cdm è l’Ansa, che parla di un aumento della soglia minima di soci che da 200 passerebbe a 500 al fine di favorire le aggregazioni tra le 364 banche cooperative, alcune di queste anche molto piccole. Le risorse investite passeranno da 50 a 100mila euro. Ma il decreto alla fine interesserà al massimo trenta o quaranta piccolissime Bcc su 363.

Si fa in pratica credere alle Bcc più piccole di averle salvate da ipotesi peggiori, mentre le altre vengono accontentate con le “poltrone” distribuite nei vari “carrozzoni” del sistema (federazioni, società di servizi, ecc..).

“La riforma arriverà gradualmente con 18 mesi pesi per la creazione della holding unica. Spetterà poi alla Banca d’Italia individuare i requisiti minimi della capogruppo che, tra i suoi poteri, avrà anche quello di intervenire sulla governance, opponendosi alla nomina o revocando i vertici dei singoli istituti”.

Tutto a vantaggio delle poche grandi Bcc

Dopo l’ok di Bankitalia alla holding unica, le singole Bcc avranno tempo 90 giorni per aderire al contratto di coesione o, in alternativa, trasformarsi in spa, banche popolari o procedere alla liquidazione.

Una riforma che potrebbe creare – come ha sottolineato anche il vice presidente della Banca del credito cooperativo di Civitanova Marche, Marco Bindelli – oltre ai noti problemi di incostituzionalità, anche uno dei maggiori paradossi possibili.

“Coloro che hanno (mal) gestito il Credito Cooperativo per oltre 30 anni (e le loro banche) avrebbero 18 mesi di tempo per creare una holding unica (di cui al momento non si conosce né chi la governerà), mentre le Bcc (prevalentemente quelle più virtuose) avrebbero appena 90 giorni di tempo per decidere se trasformarsi in banche popolari o società per azioni, possibilità quest’ultima concessa solo a quelle Bcc che possiedono maggiori limiti di capitale; come a dire che per le piccole e medie Bcc, che sono la stragrande maggioranza, dovrà risultare praticamente impossibile non partecipare alla holding unica.