Riconteggio Elezioni Usa: casi e regole, come funziona

11 Novembre 2020, di Alberto Battaglia

La battaglia legale avviata da Donald Trump in almeno cinque stati per il riconteggio delle schede elettorali non seguirà un percorso univoco. Ciascuno stato, infatti, applica regole diverse sull’ammissibilità dei ricorsi.
L’unica certezza è che, qualora uno o più riconteggi dovessero avere luogo, si dovranno concludere entro il primo di dicembre.

Il precedente del 2000 e le sue differenze

La contestazione del risultato elettorale più nota è quella che fu mossa dal candidato democratico Al Gore nello stato della Florida, in occasione delle elezioni presidenziali del 2000 che elessero George W. Bush. Allora la questione era un po’ meno intricata di quella attuale. Ad essere oggetto di ricorso era il risultato di un solo stato (decisivo) in cui il divario fra i due candidati era di circa 2.000 voti. Oggi, nessuno stato di cui Trump ha contestato il risultato, presenta un margine così ristretto.

In Pennsylvania, ad esempio, si parla di un distacco ben superiore ai 40mila voti; in Michigan il gap si avvicina a quota 150mila. Nessun riconteggio ha mai ribaltato distacchi così ampi nella storia americana. Secondo quanto scrive l’Associated Press, sono 31 i riconteggi statali avvenuti fra il 2000 e il 2019, l’esito della seconda verifica ha spostato il risultato finale, in media, dello 0,024%. “La variazione maggiore si è verificata nel Vermont nel 2006, dove gli errori iniziali nel conteggio manuale hanno determinato uno spostamento dello 0,107%, il secondo spostamento più ampio è stato dello 0,076%”.
Per sostenere, oggi, che un nuovo conteggio delle schede potrebbe fare la differenza bisognerebbe sposare la tesi dei brogli massicci e sistematici in varie parti del Paese. Per il momento, non sono emerse prove a sostegno di questo scenario, benché il presidente Trump abbia più volte sollevato i suoi sospetti. La legge elettorale pone l’onere di dimostrare eventuali frodi sul ricorrente.

Come funziona il riconteggio negli stati-chiave

Per il momento, l’unico stato che ha già approvato il riconteggio dei voti è la Georgia. Qui la legge statale prevede la possibilità di richiederlo allorquando il margine di vittoria sia inferiore al mezzo punto percentuale. Il vantaggio di Joe Biden è di soli 0,25 punti percentuali, secondo i dati aggiornati a martedì 10 novembre. Il vincitore sarà annunciato entro il 20 novembre.
Il secondo stato in cui è più probabile un riconteggio è il Wisconsin, le cui leggi lo ammettono nel caso in cui il divario sia inferiore al punto percentuale (attualmente è di 0,82 punti).

Per quanto riguarda gli altri stati in bilico (o il cui risultato è stato sfidato):

  • L’Arizona non prevede la possibilità di richiedere riconteggi se il divario è superiore a 0,1 punti percentuali (è di o,4 punti a favore di Biden al momento).
  • La Pennsylvania prevede un nuovo conteggio automatico in caso di margini inferiori a 0,5 punti (è attualmente di 0,7 punti a favore di Biden).
  • In Michigan il riconteggio è ammesso con divari inferiori ai 2mila voti (attualmente arriva quasi a quota 150mila).
  • In Nevada i legali di Trump hanno già visto respinta la loro richiesta di ricontare i voti inviati per corrispondenza, in quanto la richiesta sarebbe stata presentata “senza sufficienti dimostrazioni legali per rispettare i requisiti” necessari all’accoglimento della richiesta.