Ricavi ISIS ridimensioniati da calo petrolio e raid aerei

19 Novembre 2015, di Daniele Chicca

NEW YORK (WSI) – I disertori del gruppo fondamentalista islamico ISIS racconta che una delle principali ragioni per cui si sono uniti al movimento è il vil denaro. Una delle forze dello Stato Islamico sta proprio nelle risorse economiche, che sono stimate intorno a 2 miliardi di dollari.

La fazione estremista jihadista, la cui idea è nata dalle menti dei detenuti nelle prigioni americane del Campo Bucca in seguito all’invasione dell’Iraq, ha iniziato rapinando banche e conquistando terreni ricchi di risorse petrolifere. Ora controlla più del 60% della produzione di greggio in Siria e il 10% circa in Iraq. Tra Siria e Iraq il suo califfato ricopre ormai una superficie superiore alla Gran Bretagna.

La capacità produttiva complessiva del gruppo, secondo i calcoli effettuati da Reuters nel 2014, era di fino a 120.000 barili di oro nero al giorno, per un profitto di 2-4 milioni di dollari ogni 24 ore.

Questa enorme fonte di ricchezza è uscita ridimensionata, tuttavia, dal recente crollo dei prezzi del petrolio e dagli attacchi aerei delle forze della Nato. Russia, Francia e Stati Uniti hanno lanciato bombardamenti sui giacimenti di petrolio in mano all’ISIS, tagliando parte dei finanziamenti al gruppo terrorista.

Un analista del settore energetico ha spiegato all’emittente CNBC che “il danno è stato fatto, che è poi il motivo per cui abbiamo visto la produzione di petrolio dell’ISIS calare da 110 mila barili al giorno a 40 mila”.

Dopo gli attentati di Parigi e la conferma che l’aereo russo schiantatosi nel Sinai è esploso dopo che un membro dell’ISIS ha detonato una bomba, gli Stati Uniti, la Francia e la Russia hanno intensificato l’offensiva aerea contro le postazioni e roccaforti del gruppo jihadista in Iraq e in Siria.

Le principali fonti di ricavo del gruppo e i suoi campi di addestramento sono stati i principali target dei bombardamenti. Ovviamente tra questi figurano i ricchi giacimenti petroliferi, i camion usati per trasportare i barili di petrolio, i depositi di munizioni, le strade in cui si muovono i militanti e i centri di comando. A inizio settimana gli Usa hanno fatto sapere di aver distrutto 100 camion carichi di greggio con un solo attacco aereo.

Negli ultimi tempi sono iniziati a circolare rumor secondo cui l’ISIS vende petrolio nel mercato in nero, non solo alla Turchia – sostenitrice dei ribelli anti Assad – ma persino al regime stesso siriano suo nemico nella guerra civile che ormai da anni sta dilaniando il paese.

Amrita Senm, chief oil analyst di Energy Aspects, è convinta che sia plausibile che la Siria abbia ricevuto petrolio prodotto nei territori di competenza dell’ISIS e che anche la Turchia abbia tratto vantaggio dai prezzi di favore offerti dal gruppo fondamentalista. “Dei barili di petrolio sono stati importanti illegalmente in Turchia“. Questo non significa necessariamente che la Turchia abbia comprato oro nero direttamente dall’ISIS, bensì che ne abbia ottenuto una parte, che è entrata nel paese “camuffata insieme ad altri barili in regola”.

Fonte: CNBC