Renzi: 20 milioni spesi in cene e voli, tutto a carico della Provincia

19 Ottobre 2012, di Redazione Wall Street Italia

Roma – Altro che Fiorito. Quando era a capo della Provincia di Firenze, il sedicente rottamatore della vecchia guardia politica, Matteo Renzi, avrebbe sperperato in giro per l’Italia e il mondo 20 milioni di euro, tra viaggi negli Stati Uniti, cene in ristoranti di carne e di pesce, pagando sia per se’ sia per i suoi fortunati invitati. E facendolo spesso e volentieri attingendo dai fondi della Provincia tramite la carta di credito avuta in dotazione. Il candidato alle primarie del PD – che si e’ difeso dalle insinuazioni – e’ inoltre accusato di aver assunto personale al Comune di Firenze senza concorso pubblico.

Nel tentativo di scardinare una situazione che sarebbe anomala in un paese normale, ma che da noi a giudicare dagli ultimi fatti di cronaca e’ diventato lo standard con cui dover fare i conti quotidianamente (e non solo nelle pagine dei giornali), un dipendente del comune di Firenze da ormai 33 anni, Alessandro Maiorano, si e’ rivolto, con un atto di coraggio, alla Guardia di Finanza denunciando un totale di 20 milioni di euro in costi di rappresentanza di ogni tipo messi a carico della Provincia. Fatture del periodo 2004-2009 da cui emergono voli intercontinentali, tra cui un viaggio a Chicago, conti di camere di alberghi e cene luculliane consumate all’estero, ma anche nella stessa Firenze.

Se la vicenda nel suo complesso – che non si limita solo ai soldi pubblici spesi in colazioni, viaggi, cene e finanziamenti a fantomatiche associazioni, come quelli dati a un disegno cane Pimpa, ma che si estende alla cena di raccolta fondi organizzata per il sindaco da un finanziere con holding alle Cayman – venisse confermata dalla giustizia, dovrebbe fare arrossire anche la classe politica spendacciona italiana delle auto blu.

Il caso si puo’ annoverare tra gli scandali che hanno visto coinvolti i vari Belsito, ex Tesoriere della Lega, Lusi della Margherita e in ultimo Fiorito e le sue spese folli ai danni della Regione Lazio.

Maiorano, 51 anni, ha posto l’attenzione della Finanza, ad esempio, anche su “25-30 milioni spesi per sistemare 100 amici, assunti a chiamata diretta in Provincia, cosi’ come sui 9 milioni “regalati alla sua creazione Florence Multimedia”, e sui “306 mila euro arrivati alla Web & Press da alcune partecipate”, tutti fatti su cui chiede che si indaghi una volta per tutte.

Da parte sua Renzi nega tutto e sostiene di aver agito nel rispetto delle regole. Il candidato alle primarie del PD, anzi, ha gia’ provveduto a ribattera a suo modo, sottolineando che sono disponibili per la consultazione online tutte le sue spese. “Ha evitato pero’ chiaramente le fatture in nero”, sottolinea sarcastico Maiorano in un colloquio telefonico con Wall Street Italia.

Un episodio esemplare di quanto sospetto sia stato l’operato dell’ex Presidente di Provincia in quel periodo, almeno secondo il testimone, lo offre una spesa di 3 mila euro di cui il politico tuttora non ha mai dato spiegazione. “Nel 2007-2008 agli atti risulta che per farsela rimborsare Renzi abbia fatto denuncia di furto della carta di credito della Provincia. In realta’ era stata trattenuta dall’albergo americano. La spesa e’ poi stata rimborsata dalla Provincia senza causale”. Se non c’era niente da nascondere, perche’ allora mentire?
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Va sottolineato che ogni resoconto di Maiorano e’ corroborato da prove nella forma di fatture. Mettendo in gioco la sua carriera per fare luce su chi sono i “bancomat” di Renzi, il dipendente statale ha denunciato per l’esattezza “20 milioni di fatture che Renzi ha preso dalla provincia di Firenze, tra donazioni, fiori, viaggi, cene”, racconta la talpa. Wall Street Italia e’ entrata in possesso del verbale dell’interrogatorio di tre ore a cui la Guardia di Finanza ha sottoposto Maiorano lunedi’ scorso.

Il “cecchino di Renzi”, come viene soprannominato, e’ un cittadino onesto come tanti altri, ma che in un’Italia gravata da anni di corruzione viene eretto nell’immaginario collettivo a eroe metropolitano, in particolare in un periodo di piena crisi e pesanti sacrifici come quello attuale.

“Ho fatto tutto quello che un onesto cittadino dovrebbe fare in particolare in questo periodo. Non e’ possibile che (Renzi) faccia tutto quello che ha fatto. Lo puo’ fare perche’ dietro di lui ci sono nomi che lo coprono”.

Chi e’ il bancomat di Renzi?

“Grandi nomi della Finanza – gia’ indagati per la vicenda di ‘Appaltopoli’ a Firenze – lo stanno coprendo”, ha modo di credere il “cecchino di Renzi”, che ha presentato l’esposto al corpo di Polizia che dipende direttamente dal ministro dell’Economia, con l’obiettivo di portare allo scoperto un caso di cui si ora sta occupando in prima persona Stefano Bisogno dell’ufficio del ministro Vittorio Grilli.

“E’ un’idea diffusa che anche parte della magistratura non voglia muovere un dito”, denuncia Maiorano, che dice di parlare anche a nome dei suoi colleghi, alcuni dei quali si lamentano di essere stati spesso beffeggiati dal sindaco. La storia vuole che una volta Renzi si sia rivolto a loro definendoli dei “Fantozzi”, con chiaro riferimento al ragioniere loser della serie di libri e film nati dalla mente di Paolo Villaggio.

Renzi, insomma, avrebbe approfittato di una falla del sistema in termini di tetto limite alle spese a carico dell’amministrazione pubblica locale, con una certa sfacciataggine. Il primo cittadino di Firenze puo’ contare su uno staff di 20-30 elementi e – in particolare ora che e’ in giro per l’Italia con il suo camper a fare campagna elettorale – sta trascurando il suo impegno di sindaco, afferma Maiorano. “Non c’e’ mai, la citta’ e’ allo sbando. Non c’e’ un dipendente del comune che sia contento. Non ho mai visto una cosa cosi'”.

“Altro che Fiorito. Tra (l’ex capogruppo del Pdl alla Regione Lazio Franco) Fiorito e lui l’unica differenza e’ che il rappresentante del PdL se li e’ tenuti quei soldi”. Franco Fiorito è stato arrestato per peculato: secondo l’accusa avrebbe intascato 1,3 milioni di euro. Per Renzi, invece, ancora non si conoscono i capi di imputazione.

“Servizi irregolari forniti dalla Provincia alla societa’ di Renzi”

E le grane del candidato alle primarie del PD non finiscono qui. Maiorano ha inoltre consegnato all’Agenzia delle Entrate tutti i bilanci delle amministrazioni di Renzi degli ultimi anni e denunciato la situazione patrimoniale insolita della sua Chil SRL, dove la dichiarazione alla banca non trova corrispondenza nei fatti: “Ci sono 22 mila euro sul suo conto corrente, ma la sua azienda di famiglia Chil SRL, ribattezzata Eventi 6 SRL, dichiara 3,2 milioni l’anno“.

Nel frattempo il ministero delle Finanze sta mandando degli ispettori affinche’ la Corte dei Conti faccia chiarezza su 9,2 milioni di euro spesi dalla Provincia per concedere servizi irregolarmente alla societa’ ‘in house’ voluta dal sindaco del capoluogo fiorentino.

Di questa somma, sei sono sotto l’attenzione dei giudici contabili, che per evitare prescrizioni hanno gia’ messo in mora tutti i dirigenti di quel periodo di Florence Multimedia.

Inoltre Renzi avrebbe fatto “nomine di soggetti in aspettativa nello stesso ente”. Si tratta – racconta Maiorano – di quattro dirigenti o funzionari che erano andati in pensione, ma che sono stati riassunti con denaro pubblico da Renzi.

Peggio di Berlusconi

La storia e’ nata quindici mesi fa, ai termini dei quali e’ stato aperto un fascicolo nei confronti di Renzi. Da allora la “talpa di Firenze” e’ in costante contatto con Bisogno, funzionario del ministro delle Finanze.

Il candidato alle primarie del Partito Democratico e’ anche inguaiato per aver eseguito assunzioni al Comune di Firenze senza un concorso pubblico.

Grazie all’imminuita’ parlamentare, tuttavia, Renzi potrebbe uscirne pulito a prescindere da quello che emergera’ dalle indagini della Guardia di Finanza. “Se vince le primarie potrebbe scamparla, e’ peggio di Berlusconi”, dice Maiorano, aggiungendo che almeno il tre volte premier italiano non ha fatto danni nel settore della pubblica amministrazione.

Ma non si tratta solo del dubbio comportamento di una singola persona, bensi’ di un sistema collaudato che si muove ai confini della legalita’ e che dalle ultime notizie di cronaca giudiziara emerse sembra a tutti gli effetti diffuso nella PA di tutta la penisola e non solo del capoluogo toscano.

“Se un giorno la GdF entra a Palazzo Vecchio non esce piu’” ha avvertito Maiorano, rivelando di avere consegnato altri documenti “di cui ora pero’ non posso parlare”.

Per contattare l’autore Twitter @neroarcobaleno; daniele@wallstreetitalia.com