Referendum Lombardia e Veneto: stravince il sì. Cosa succede ora

23 Ottobre 2017, di Alessandra Caparello

MILANO (WSI) – “Non è il desiderio di un partito politico ma sono i desideri di un popolo”. Così Luca Zaia, presidente della regione Veneto, commenta a caldo i risultati del referendum sull’autonomia votato ieri in Veneto e in Lombardia.

Quorum superato in Veneto dove ha registrato il 57,2%; il Sì all’autonomia è stato votato dal 98,1% dei veneti che si sono recati alle urne in 4661 sezioni su 4739, pari al 98,4%. Anche la Lombardia registra risultati record con affluenza intorno al 40% e la vittoria del sì ottenuta con il 95,64% dei voti contro il 3,61% dei no.

In Lombardia il referendum prevede che non sia necessario arrivare ad un quorum, perché l’iniziativa è stata approvata con mozione votata a maggioranza qualificata dal Consiglio regionale mentre in Veneto bisognava arrivare invece al quorum del 50%, ma visto i numeri la percentuale è stata abbondantemente superata.

“Per me conta il dato complessivo, non sono in gara con il Veneto. Sono andati al voto 3 milioni di lombardi. Ora faremo una battaglia insieme, con i 2,5 milioni raggiunti dal Veneto. Faremo questa battaglia anche con l’Emilia Romagna, che ha iniziato l’iter ma senza la forza del referendum. Noi puntiamo almeno ad avere lo stesso trattamento che lo Stato riserva all’Emilia Romagna, che rispetto a noi riceve 23 miliardi in più pur avendo un Pil nettamente più basso”.

Referendum lombardo veneto: cosa succede ora

Così il governatore Roberto Maroni che insieme a Zaia afferma che presto formalizzeranno le loro chieste al premier Paolo Gentiloni. A differenza del referendum catalano, quello delle due regioni italiane non cercano l’indipendenza dal governo centrale ma un’autonomia nella gestione esclusiva delle materie elencate nell’articolo 117 della Costituzione italiana. Un referendum che rappresenta una potente minaccia per l’autorità di Roma visto che Lombardia e veneto rappresentano il 30% del PIL italiano e quasi un quarto dell’elettorato nazionale.

Il Pd che guida il governo aveva criticato i referendum affermando che non avevano alcun peso legale e rappresentavano un costoso spreco di risorse. Ma – a risultati conclusi – tali argomentazioni hanno finito per andare nella file dei sì. A sostenere invece il referendum il MoVimento Cinque Stelle e Forza Italia.

I due referendum non sono vincolanti e non avranno effetti immediati, ma la vittoria del sì consente alle due Regioni di acquisire maggior peso per avanzare le proprie richieste a Roma. Per ottenere l’autonomia per le due regioni occorre comunque un’accordo con lo Stato, come prevede la Costituzione. L’accordo potrebbe portare ad una proposta di legge che dovrà essere poi approvata a maggioranza assoluta dai due rami del Parlamento. Le materie che possono passare sotto l’autonomia regionale sono 23 ed entrambi i governatori hanno sostenuto che chiederanno l’autonomia per tutte.

Il percorso però non sarà breve e soprattutto la legge eventualmente concordata tra Governo e Regioni dovrà essere approvata da entrambe le Camere a maggioranza assoluta.