Reddito di cittadinanza e reddito minimo garantito: differenze

4 Dicembre 2018, di Alberto Battaglia

Beppe Grillo non ha mai fatto mistero che “il sogno” del Movimento 5 Stelle è quello di poter garantire un reddito universale. Una sicurezza economica in grado di accompagnare la transizione della società verso un modellonel quale  le nuove tecnologie sostituiranno gran parte dell’attuale forza lavoro.

Il nome che però viene attribuito all’attuale proposta, un sostegno ai soggetti con un reddito al di sotto della soglia di povertà, è volutamente ambiguo, se non ingannevole.

Reddito di cittadinanza”, infatti, è una locuzione che suggerisce chiaramente l’assegnazione di un beneficio generale ai cittadini, in quanto tali. Un concetto che, dunque, coincide con quello di reddito universale, un reddito al di sotto del quale nessuno può scendere e che costituisce la base sopra la quale poter integrare i redditi delle proprie attività. Proprio per questo viene chiamato anche reddito di base.

L’ambiguità è evidente se si considera la natura del reddito di cittadinanza per come è stato abbozzato nel corso dei primi mesi di vita del governo gialloverde. Posto che molti dettagli organizzativi restano ancora un’incognita, si può dire con certezza che questa misura prevede una serie di condizionalità. Per accedervi, infatti, bisogna rispettare alcuni requisiti di reddito e assumersi un impegno di reinserimento nel mondo del lavoro.

Il reddito di cittadinanza di cui si sta parlando, dunque è da considerarsi un reddito minimo garantito/condizionato. Come ha messo in evidenza lavoce.info, una forma di sussidio così congegnata esiste già in quasi tutti gli stati membri dell’Unione europea, salve la Grecia e l’Italia. Allo stesso tempo, quello proposto dal M5s, con la promessa di erogare un importo tale da consentire il raggiungimento pieno della soglia di povertà (780 euro) sarebbe il reddito minimo garantito più generoso fra quelli attualmente esistenti (una volta rapportati con i relativi livelli di povertà assoluta, che variano da Paese a Paese).

Al di là del valore dell’importo, sono gli obblighi richiesti al percettore del reddito minimo (o “di cittadinanza” nel senso attualmente attribuitogli dall’esecutivo) ad accomunare la misura pentastellata ai sussidi analoghi già presenti in Europa.

Il più diffuso, secondo l’Osservatorio dei conti pubblici italiani, è l’obbligo di partecipazione a programmi di formazione – pensati per aiutare un futuro reinserimento nel mondo del lavoro. Un altro vincolo assai diffuso è quello dell’accettazione della prima offerta di lavoro ricevuta, pena la sospensione del sussidio. Tale obbligo è presente in ben 22 Paesi europei.

In Italia, stando agli annunci, sarebbe vincolante solo la terza proposta di lavoro ricevuta, con la possibilità di rifiutarne due continuando a ricevere il reddito. Una differenza centrale, infatti, fra il reddito universale e il reddito minimo garantito è la sua durata nel tempo: illimitata nel primo caso, condizionata al rispetto di stringenti requisiti nel secondo.

In conclusione, si può affermare che le differenze fra il reddito di cittadinanza “autentico” e il reddito minimo garantito sarebbero enormi, a partire dalla platea dei beneficiari e dalla durata del sussidio. Nei fatti, però, il reddito di cittadinanza “gialloverde” somiglia da vicino al reddito minimo garantito, con tutti i suoi vincoli di requisiti e obblighi per il percettore.

A distinguerlo dalle misure già esistenti in Europa, non sarebbero tanto le condizioni per poterlo richiedere, quanto la generosità dell’assegno unita ad una maggiore libertà di scelta nel valutare ed eventualmente rifiutare le offerte di lavoro ricevute.