Recessione utili, perché investitori non la temono

16 Aprile 2019, di Alberto Battaglia

Secondo la media delle previsioni, gli utili societari delle imprese di Wall Street dovrebbero diminuire del 4% nel primo trimestre del 2019. Alcuni analisti, come Liz Ann Sonders (Cio Charles Schwab) hanno temuto che la contrazione degli utili non fosse del tutto incorporata nei prezzi e che avrebbe potuto avere netti contraccolpi sul mercato. Secondo l’editorialista di Bloomberg Stephen Gandel, al contrario, l’esperienza storica non darebbe indicazioni univoche sulle conseguenze di un rallentamento degli utili societari sui listini. Nel 2009, ad esempio, c’è stata una nettissima recessione degli utili, ma l’S&P 500 – reduce dalla crisi del 2008 – recuperò il 24%. Nel 2015, anno in cui si è verificata l’ultima frenata degli utili, l’impatto negativo sui titoli fu molto temporaneo.
Fundstrat Global Advisors, ottimista sull’andamento dell’azionario Usa, ha pubblicato una nota in cui viene prevista una scalata ulteriore del 7% per lo S&P 500 nonostante una earnings recession.

Le cose, però, possono andare anche diversamente. Le earnings recession del 2001 e del 2008 hanno avuto ripercussioni negative sul mercato notevoli. Tuttavia, argomenta Gandel, si trattò di recessioni degli utili in grado di anticipare recessioni economiche. Capire se l’eventuale earnings recession del 2019 somiglierà di più allo scenario 2015 o allo scenario 2001 non è esercizio facile. Certamente, nelle reazioni composte attualmente osservate a Wall Street ha contribuito anche il sostegno della Fed, che ha interrotto il percorso di restringimento della politica monetaria.

“Gli analisti si aspettano che i profitti recuperino, ma non prima del quarto trimestre”, nel frattempo la frenata attuale potrebbe provocare “qualche danno economico reale”, ha concluso Gandel, sostenendo che la earnings recession potrebbe anche essere ignorata, solo se di breve periodo.