Recessione: in Europa rischio concreto, BCE con le spalle al muro

6 Maggio 2022, di Mariangela Tessa

Si fa sempre più concreto il rischio di recessione nella zona euro, che deve affrontare shock economici simultanei causati dalla guerra in Ucraina, l’aumento dei prezzi di cibo ed energia esacerbato dal conflitto, insieme, insieme ad uno shock dell’offerta causato dalla politica cinese zero-Covid.

Che Eurolandia sia destinata a far fronte ad una recessione, ed anche profonda, ne sono convinti molti top manager di società blue chip europee che, intervistati da CNBC, hanno espresso le loro preoccupazioni sul futuro dell’economia.

“Quello che vediamo è il rischio di una grande recessione. C’è ancora una domanda travolgente a causa della crisi del Covid che stiamo per lasciare alle spalle”, ha affermato Stefan Hartung, CEO del gigante tedesco Bosch. “Ciò significa che per un certo periodo di tempo, questa domanda sarà ancora lì. Ad un certo punto, non sarà solo una crisi dell’offerta, sarà anche essere una crisi della domanda, e quindi, di sicuro, finiremo in una profonda recessione”, ha aggiunto.

Il continente europeo è particolarmente vulnerabile alle ricadute della guerra Russia-Ucraina, alle sanzioni economiche associate e ai problemi di approvvigionamento energetico. Tutti fattori che, nelle ultime settimane, hanno spinto molti economisti a ridimensionare le previsioni di crescita per la zona euro.

Nell’aggiornamento del World Economic Outlook, appena pubblicato, il Fondo monetario internazionale prevede per la zona Euro un Pil in rialzo del 2,8% nel 2022 rispetto all’anno precedente, contro il +3,9% previsto a gennaio. Per il 2023, previsto un +2,3%, contro il +2,5% di tre mesi fa.

Eurolandia: primi segnali di recessione

Per Eurolandia i primi segnali di stagflazione sono già arrivati. Nel primo trimestre, il Prodotto interno lordo nei 19 Paesi che condividono l’euro è cresciuto dello 0,2% nei primi tre mesi dell’anno, rispetto allo 0,3% del trimestre precedente, secondo i dati flash Eurostat. Di contro, l’inflazione si è spinta verso un nuovo massimo storico (al 7,5% ad aprile), aumentando la pressione sulla Banca centrale europea ad aumentare i tassi di interesse. I prezzi al consumo sono balzati

BCE con le spalle al muro

In questo contesto, la Banca centrale europea non può che agire velocemente per tentare di frenare l’impennata dell’inflazione. Lo ha detto oggi Olli Rehn, il governatore della banca centrale finlandese che, intervistato dalla CNBC, ha sottolineato come l’istituto di Francoforte si trovi con le spalle al muro: “da una parte, dobbiamo assicurare che la ripresa continui, dall’altra la corsa dei prezzi si sta riflettendo sul mercato del lavoro”.

A mio avviso – ha continuato – dovremmo  continuare il nostro graduale processo di normalizzazione della politica monetaria. Naturalmente, tutto questo a condizione che la guerra della Russia in Ucraina non si intensifichi e si intensifichi sostanzialmente, il che potrebbe far deragliare tutte le previsioni e la ripresa economica”.