Reati societari e responsabilità d’impresa: il vantaggio delle banche

18 Maggio 2017, di Giovanni Falcone

Importanti manager della Deutsche Bank risultano inquisiti dal Tribunale di Milano perché imputati di concorso nel falso in bilancio e manipolazione di mercato della banca senese – Monte dei Paschi di Siena.

Se la responsabilità penale è personale, come la Costituzione ci ricorda (art.27), la responsabilità amministrativa d’impresa potrà invece colpire la persona giuridica ovvero le banche di riferimento in questo caso (ex D.lgs 231/01).

Si tratterà di dimostrare da parte dell’accusa e il Tribunale di Milano in questo campo fa certamente scuola e non ha bisogno che qualcuno lo ricordi, l’utilità che ne è derivata.

Più precisamente, bisogna dimostrare “l’interesse o il vantaggio” perseguito o comunque ottenuto dall’azienda per effetto del comportamento illecito, di rilevanza penale, posto in essere dai dipendenti.

Per rimanere al tema, ricordo una indagine avente ad oggetto la ricerca di eventuale “responsabilità amministrativa d’impresa” in capo ad una grande banca in conseguenza dell’arresto di due funzionari – dipendenti dell’Istituto – per riciclaggio da parte della Procura della Repubblica di un Tribunale.

In sostanza, come abitualmente accade in questi casi, accertata la responsabilità penale dei dipendenti, si procede alla verifica del Modello organizzativo e del Codice etico che l’azienda, ovvero la persona giuridica ha posto in essere ex ante, per evitare o comunque contrastare episodi di illegalità.

Come ebbi modo di dimostrare nel caso oggetto della mia indagine quale CTU del Tribunale, l’attenzione in concreto alla salvaguardia delle finalità cui la legge persegue, cioè contrastare  comportamenti illeciti da parte di dipendenti e/o soggetti apicali è strettamente teorica, senza nessun comportamento concreto, in primis l’applicazione pratica del Modello organizzativo e del Codice etico. In pratica, se ci si fermasse soltanto a leggere questi due importanti documenti, gli stessi,  sembrano ineccepibili in ogni loro parte, salvo poi verificarne la completa e mancata applicazione.

Si comincia con l’Organismo di vigilanza, addirittura costituito da componenti del Consiglio di amministrazione, la cui autonomia ed indipendenza operativa diventa un optional per definizione.

Si continua con l’assenza di  informazione nella rete circa la funzione ed esistenza stessa dell’Organismo di controllo od anche, ancora più importante, l’indirizzo di posta elettronica dedicato e riservato all’OdiV, per eventuali segnalazioni di anomalia, ovvero mancato rispetto del Modello organizzativo da parte dei dipendenti fino a controlli inesistenti oppure formalizzati solo sulla carta.

Insomma, per dirla in breve, un vero disastro.

Anche la formazione, per aiutare il personale a comprendere e contrastare fenomeni di riciclaggio di denaro sporco, risultava commentata soltanto nel Modello organizzativo.

Dal dire al fare c’era di mezzo il mare.

Bisognerà vedere in questo caso del colosso bancario tedesco o della banca nazionale senese reduce dal salvataggio di Stato se, in materia di falso in bilancio o di manipolazione di mercato al posto del mare, si trova qualcos’altro.

La curiosità è legittima