Quota 103, Opzione donna e Ape sociale: tutte le novità sulle pensioni

23 Novembre 2022, di Alessandra Caparello

Evitare il ritorno dal prossimo anno della riforma delle pensioni lacrime e sangue targata Fornero: questo l’obiettivo dell’ampio pacchetto previdenziale messo a punto dal governo Meloni nella manovra di bilancio appena varata. Tra anticipo pensionistico, proroga di Ape sociale e Opzione donna, vediamo nel dettaglio tutte le misure.

Quota 103 dal 2023: come funziona

Tra le prime misure approvate dall’esecutivo Meloni troviamo un nuovo schema di anticipo pensionistico per il 2023, detto “Quota 103”.

Esso permette di andare in pensione con 41 anni di contributi e 62 anni di età anagrafica, mentre per chi decide di restare al lavoro è stato rifinanziato il bonus Maroni che prevede una decontribuzione del 10%.

“Dal 1 gennaio sarebbe scattato uno scalone pensionistico e sarebbe scattata la pensione a 67 anni”: si potrà andare in pensione “a 62 anni con 41 di contributi, ma con dei paletti di buon senso. Chi decide di entrare in questa finestra, fino a maturazione dei requisiti, non potrà avere una pensione fino a cinque volte la minima”.

Così ha spiegato il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

Le risorse da stanziare per il 2023 dovrebbero essere intorno a 700 milioni per una platea totale di circa 47mila persone.  La cifra da spendere per questa Quota 103 che sostituirebbe la Quota 102 che si esaurisce a fine 2022 raddoppierebbe nel 2024 con circa 1,4 miliardi di spesa dato che con la finestra mobile le persone riceveranno i primi assegni solo da aprile 2023 (da luglio i pubblici). Per alcuni il pensionamento arriverà anche più avanti nel caso i requisiti si perfezionino nel corso dell’anno.

Le coorti che saranno interessate alla misura sono solo quelle del 1960 e 1961 (quindi 62 e 63 anni) perché quelle più anziane sono già uscite con quota 100 (il 1959 con 62 anni nel 2021) e le più giovani saranno ancora bloccate. Chi infatti avrà nel 2023 64 anni di età e 41 di contributi ne aveva già 62 di età e 39 di contributi nel 2021 e aveva quindi i requisiti per Quota 100.

Opzione donna e Ape sociale anche nel 2023

Via libera nel nuovo anno anche a Opzione Donna, l’anticipo pensionistico ma  con alcune modifiche. Nel dettaglio si potrà andare in pensione a 58 anni con due figli o più, a 59 con un figlio, a 60 negli altri casi. “Opzione donna” è comunque riservata a particolari categorie: caregiver, lavori gravosi, disabili.  Questo strumento sarà prorogato di un anno.

La cosiddetta “Opzione donna” è un trattamento pensionistico introdotto dal decreto legge n. 4 del 2019 e calcolato secondo le regole di calcolo del sistema contributivo ed erogato, a domanda, in favore delle lavoratrici dipendenti e autonome che hanno maturato i requisiti previsti dalla legge entro il 31 dicembre 2018 poi prorogato. Il decreto legge 4/2019 aveva previsto infatti la possibilità di ricorrere all’opzione donna alle lavoratrici che avessero maturato un’anzianità contributiva pari o superiore a 35 anni e un’età anagrafica pari o superiore a 58 anni (per le lavoratrici dipendenti) e a 59 anni (per le lavoratrici autonome) entro il 31 dicembre 2018.

Inoltre si prevedeva che a tale trattamento si applicassero le decorrenze (cosiddette “finestre”) pari, rispettivamente, a:

  • 12 mesi per le lavoratrici dipendenti
  • 18 mesi per le lavoratrici autonome.

Ai fini del conseguimento della pensione è richiesta la cessazione del rapporto di lavoro dipendente. Non è invece richiesta la cessazione dell’attività svolta in qualità di lavoratrice autonoma.

Confermata anche l’Ape sociale per i lavori usuranti. L’Ape sociale è un trattamento previsto

per l’accompagnamento alla pensione di vecchiaia a partire dai 63 anni di età, recependo l’ampliamento delle categorie degli addetti ai lavori gravosi.

Per avere l’Ape sociali occorre oggi avere 63 anni già compiuti e aver maturato 36 anni di contributi (ridotti a 32 anni nel caso di operai edili, ceramisti e conduttori di impianti per la formatura di articoli in ceramica e terracotta); e  avere cessato l’attività lavorativa (è possibile rioccuparsi successivamente, con reddito annuo massimo di 8.000 euro per dipendenti o para-subordinati e 4.800 euro per autonomi).

Aumento pensioni e bonus Maroni

Infine la manovra prevede anche l’indicizzazione delle pensioni al +120% del trattamento minimo, ma gli aumenti calano all’aumentare dell’assegno Inps. Per le pensioni maggiori di mille euro la rivalutazione si ferma al 100% fino a 2000 euro. Poi via via che l’aumento diminuisce fino alle pensioni oltre 10 volte la minima, cioè sopra i 5mila, per le quali l’indicizzazione si ferma al 35%.

“Abbiamo anche deciso di aiutare le pensioni minime, rivaluteremo tutte le pensioni ma con una percentuale diversa, le minime saranno rivalutate non del 100% ma del 120%, quindi l’aumento maggiore lo avranno quelle” ha detto Giorgia Meloni nel corso della conferenza stampa in cui ha spiegato le misure previste dalla legge di bilancio.

Infine è stato introdotto uno sconto contributivo in busta paga del 10% per chi resta al lavoro dopo aver conseguito i requisiti per la pensione, il cosidetto bonus Maroni. Come ha spiegato Mattero Salvini:

“Oltre ad aver fermato la legge Fornero, nostro impegno politico e morale, c’è anche la possibilità per chi raggiunge 41 anni di contributi ma vuole continuare a lavorare, di avere un premio del 10% sullo stipendio”.