Quello che le banche non vi dicono

18 Giugno 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – In molti si illudono che quando si recano in banca o si rivolgono a qualche promotore finanziario, questi, agiscano nell’interesse esclusivo dei clienti e rispettino fedelmente il codice deontologico, oltre che gli obblighi morali e di legge. Nel mondo della finanza e anche nel sistema bancario, certamente, operano moltissime persone con eccellente preparazione, e anche con spiccato senso dell’onesta, sempre disponibili nel consigliare al meglio i propri clienti svolgendo un servizio di consulenza con elevati standard qualitativi.

Ma pur non volendo affatto generalizzare, possiamo affermare che, talvolta, le cose vanno diversamente rispetto a come dovrebbero andare. Ciò per molti motivi che vanno dalla carente preparazione di taluni “professionisti del risparmio”, alla latente professionalità degli stessi, all’asimmetria informativa esistente tra il mondo bancario e il risparmiatore, ben lontana dall’essere colmata, nonostante gli sforzi normativi compiuti in questi ultimi anni. Non ultimo il conflitto di interessi in cui più o meno tutti gli operatori di mercato svolgono la propria attività.

Quando andate in banca o vi rivolgete al vostro promotore finanziario per ottenere suggerimenti per l’allocazione dei vostri risparmi o per proteggerli, dovete sapere che questi soggetti, molte volte, possono agire in regime di conflitto di interessi e, nei casi più eclatanti, ai limiti del crimine. Crimine, ovviamente rivolto ai vostri risparmi. Più o meno tutte le azioni commerciali pianificate dalle banche sono per lo più orientate all’ottenimento di risultati a favore della banca e del suo personale, sia in termini strategici che in termini economici. Raramente a favore del cliente.

Tant’è che, molto spesso, gli interessi delle banche derivanti da tali pratiche, sono in netto contrasto con quelli dei propri clienti. A mero titolo esemplificativo, si pensi ai premi che la banca riconosce al proprio personale in occasione del raggiungimento di alcuni risultati nel collocamento di prodotti di risparmio indicati dalla banca. Talvolta, questi strumenti non sono affatto compatibili con le esigenze dei risparmiatori e, ammesso che lo siano, non è detto che il prodotto offerto sia il miglior prodotto esistente sul mercato per quella tipologia di investimento.

Il bancario o promotore che sia, sapendo che otterrà un premio al raggiungimento del budget assegnatogli, sarà orientato sempre più a proporre quel determinato investimento piuttosto che un altro, magari più profittevole per il cliente in termini di minor costo. Questa circostanza trova la sua massima esaltazione nel risparmio gestito. Nonostante l’apertura del mercato al multibrand, più o meno tutte le banche e le reti di promotori finanziari, sono orientate a costruire portafogli di investimento utilizzando prodotti di risparmio gestito a marchio proprio, anziché utilizzare, come invece si dovrebbe, prodotti di case terze magari eccellenti in particolari segmenti di mercato.

E’ evidente che ciò avviene perché le banche che controllano le società di gestione, troveranno più convenite in termini economici avere all’interno del proprio gruppo masse di risparmio da gestire che, evidentemente, valorizzeranno l’asset rendendo più profittevole il business.

Tanto per offrirvi uno spunto di riflessione riguardo a talune pratiche poste in essere dalla banche, giova segnalarvi che , in Italia (ma non solo e non solo nel recente passato), talune banche semifallite, per diverse ragioni, hanno comprato a debito titoli in default: sia titoli sovrani che di società. Una miscela esplosiva che potrebbe tranquillamente deflagrare e produrre effetti catastrofici. Titoli in portafoglio alle banche pronti ad essere scaricati, sia nei portafogli dei fondi comuni gestiti da società di gestione controllate dalle stesse banche e quindi, successivamente, rifilati al risparmiatore sotto mentite spoglie, sia direttamente all’ignaro risparmiatore che, in buona fede, si affida alla presunta onesta del proprio interlocutore, talvolta del tutto latente.

Nel contesto bancario italiano potremmo enunciare una serie innumerevole di casi in cui, le banche, poco prima che si verificassero dissesti finanziari, hanno scaricato carta straccia a ignari risparmiatori, liberandosi del rischio e facendolo accollare a questi ultimi. Probabilmente, se non siete stati accorti, o se avete avuto rapporti con persone completamente prive di scrupoli, i vostri risparmi o parte di essi, potrebbero essere allocati proprio in questi titoli, o, se vi dice proprio male, in altri titoli che la banca vi ha venduto poiché troppo rischiosi da tenere in portafoglio: il suo portafoglio, ma non il vostro. A proposito del rischio, solo per offrire una banale esemplificazione, dovete sapere che gli stessi interlocutori che vi propinano l’uno o l’altro investimento, proprio sul tema del rischio, tendono a nascondervi la verità, ammesso che la conoscano.

Il titolo di stato che vi propongono come investimento sicuro (o peggio privo di rischio) o, ancora peggio, l’obbligazione bancaria altrettanto sicura, potrebbe non rispettare affatto le vostre attese in termini di sicurezza e men che meno ciò che vi dice il vostro interlocutore, sia esso bancario o promotore. Infatti, in via generale e semplicistica, se andaste a guardare i rendimenti dei titoli di stato italiani, potreste essere abbastanza rassicurati dal fatto che, i titoli, avendo un rendimento tutto sommato contenuto, siano dei titoli privi di rischio, perché, come già sapete, a minor rendimento dovrebbe corrispondere un minor rischio e di conseguenza, a un maggior rendimento dovrebbe corrispondere un maggior rischio.

CIO’ NON E’ AFFATTO VERO NEL CONTESTO STORICO ED ECONOMICO IN CUI CI TROVIAMO. E non è vero per il semplice fatto che quelle “caratteristiche” di TRADE OFF di rischio/rendimento, che hanno orientato per molti anni le vostre aspettative di investimento, grazie alle azioni delle banche centrali, sono del tutto saltate in aria, o quantomeno distorte significativamente.

Le manovre espansive delle banche centrali di mezzo mondo, stanno mantenendo “schiacciati” questi rendimenti. Lo autorità monetarie stanno ponendo in essere queste manovre per garantire una crescente liquidità al mercato e non far saltare in aria tutto il sistema, sperando che possa giungere, nel frattempo, un’improbabile ripresa economica idonea a mitigare gli effetti che si produrranno sui mercati con azioni più restrittive, quando le stesse banche centrali saranno chiamate ritirare la liquidità immessa. Ciò, per il semplice motivo che l’abbondante liquidità immessa sul mercato, sempre pronta ad essere investita e sempre a caccia di rendimenti appetibili, per la semplice legge della domanda e dell’offerta, tende a far lievitare il prezzo dei titoli oggetto dell’investimento e quindi a comprimerne il rendimento.

Ne consegue che è anche vero l’inverso. Ossia, le attività finanziarie oggetto delle vendite saranno esposte a cali più o meno accentuati dei prezzo. Per dirvela ancora più semplice, un titolo di stato con un basso rendimento non è affatto detto che sia un investimento sicuro. Anzi, non sarebbe affatto remota la possibilità che questo sia un titolo di stato con ampie possibilità di essere ristrutturato o di andare in default, ovvero idoneo a farvi perdere i vostri risparmi. Ora si tratta solo di capire quando ciò potrà avvenire. Quando avverrà, in assenza di una crescita economica robusta e vigorosa che non appare comunque all’orizzonte, state pur certi che saranno dolori. Per tutti.

Il contenuto di questo articolo, pubblicato da Vincitori e Vinti – che ringraziamo – esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

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