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La crisi geopolitica legata all’Iran torna a mettere sotto pressione l’economia europea, in una fase già segnata da crescita debole e fragilità diffuse. Secondo le ultime valutazioni di Oxford Economics, l’impatto si concentra soprattutto sul fronte energetico, con effetti a catena su inflazione, consumi e politiche economiche.
Energia più cara e inflazione in risalita: le stime di Oxford Economics
Il fulcro dello scenario riguarda la chiusura dello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi più strategici per il trasporto globale di petrolio. Nell’ipotesi di base elaborata dagli analisti, la rotta resterebbe impraticabile fino a maggio, determinando un’impennata dei prezzi dell’energia. È proprio questo shock a modificare sensibilmente le prospettive per l’Eurozona.
L’inflazione, infatti, viene ora stimata al 2,9% medio annuo, quasi il doppio rispetto all’1,7% previsto appena a febbraio. Secondo il capo economista europeo Ángel Talavera, il rincaro dell’energia non si limita a incidere direttamente sulle bollette, ma tende a propagarsi anche ad altri comparti, come quello alimentare e la cosiddetta inflazione core. Si tratta di un effetto a catena che rende più persistente la pressione sui prezzi. Parallelamente, il quadro della crescita si deteriora. Oxford Economics prevede ora un aumento del PIL dell’Eurozona dello 0,8%, in calo rispetto all’1,1% stimato in precedenza. Il meccanismo è quello già osservato in altri shock energetici: l’aumento dei prezzi riduce il potere d’acquisto delle famiglie, generando un calo dei redditi reali e quindi dei consumi. L’impatto sugli investimenti appare invece più contenuto, almeno nella fase iniziale.
Politiche economiche e ruolo della BCE
Sul fronte delle politiche economiche, diversi Paesi europei hanno iniziato ad annunciare misure di sostegno per attenuare l’impatto della crisi. Tuttavia, gli interventi risultano per ora meno ampi rispetto a quelli messi in campo durante la crisi energetica del 2021-2022. Questo limita la capacità di compensare pienamente lo shock, anche se un eventuale rafforzamento dei pacchetti fiscali potrebbe cambiare il quadro, rendendo la politica di bilancio un fattore più rilevante per sostenere la crescita e contenere l’inflazione.
Anche la politica monetaria è destinata a giocare un ruolo cruciale. Nello scenario delineato, la Banca Centrale Europea potrebbe intervenire con rialzi dei tassi tra giugno e luglio, con l’obiettivo di mantenere sotto controllo le aspettative di inflazione e ribadire un approccio più tempestivo rispetto al passato. Allo stesso tempo, però, si tratta di una stretta che potrebbe essere temporanea: Oxford Economics ritiene che questi aumenti possano essere riassorbiti già nel 2027. Qualora la crisi dovesse prolungarsi, aumenterebbe invece la probabilità di tagli più incisivi per contrastare il rallentamento economico.
A dominare resta comunque l’incertezza. La durata e l’intensità del conflitto rappresentano variabili difficili da prevedere, e proprio per questo le stime sono destinate a essere riviste nei prossimi mesi. L’economia europea si trova così esposta a un equilibrio delicato, in cui il rischio principale è quello di una fase di crescita debole accompagnata da un’inflazione ancora sostenuta, uno scenario che richiama, seppur in forma più attenuata, le dinamiche della stagflazione.