PwC: dopo la pandemia, i dipendenti potranno scegliere l’orario di lavoro

2 Aprile 2021, di Mariangela Tessa

Flessibilità. Questa la parola d’ordine del lavoro post-pandemia, secondo il gigante britannico della consulenza PwC, che ha comunicato ai suoi dipendenti del Regno Unito la possibilità di poter scegliere quando iniziare e finire la loro giornata lavorativa.
Si tratta di una rivoluzione radicale, che arriva insieme ad altri due cambiamenti: il primo è quello di consentire a chi lo vorrà di alternare lavoro da remoto e in ufficio, il secondo  quello di permettere al personale di lavorare mezza giornata il venerdì nei mesi di luglio e agosto.

Per il presidente di PwC, Kevin Ellis, l’azienda desidera “contribuire a sancire nuovi modelli di lavoro, in modo che sopravvivano anche dopo la pandemia. Senza una pianificazione consapevole ora c’è il rischio di perdere gli aspetti migliori di questi nuovi modi di lavorare una volta finita l’emergenza”, ha detto.

PwC ha affermato che le modifiche saranno introdotte gradualmente man mano che le restrizioni dovute alla pandemia di Covid-19 nel Regno Unito si allenteranno e i dipendenti faranno ritorno in ufficio nei prossimi mesi. L’azienda ha inoltre affermato che già da questa settimana gli uffici in Inghilterra e Galles saranno riaperti e tutti coloro che vorranno, potranno tornare a lavorare in sede.

PwC: aziende divise sui modelli di lavoro post-pandemia

Ma PwC non è la sola ad abbracciando modelli di lavoro flessibili sulla scia della pandemia. Spotify, servizio di streaming musicale, ha dichiarato il mese scorso che consentirà ai suoi dipendenti di lavorare da qualsiasi luogo in futuro.

Anche la società di software Salesforce ha affermato che modello di lavoro “9-5” ovvero 9 ore di lavoro per cinque giorni alla settimana è definitivamente morto.

Non tutti la pensano in questo modo. Il CEO di Goldman Sachs, David Solomon, ha recentemente definito lo smartworking un'”aberrazione”, aggiungendo che questo modello non sarebbe arrivato a rappresentare “la nuova normalità”.