Profitti in Italia portati all’estero: critiche ai Benetton

27 Agosto 2018, di Alessandra Caparello

Con la tragedia del crollo del Ponte Morandi di Genova la famiglia Benetton, che controlla Autostrade per l’Italia, è diventata protagonista di feroci polemiche da parte del vicepremier e ministro del lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio.

L’accusa mossa dal capo politico dei Cinque Stelle al gruppo veneto dei Benetton è stata quella di essersi arricchita con i pedaggi autostradali e poi aver portato i soldi all’estero. Oggi un’inchiesta de L’Espresso ha rivelato come i Benetton abbiano spostato per dieci anni i profitti autostradali dall’Italia in Lussemburgo. Fino al 2012 la catena di comando portava all’estero, a una società-capogruppo lussemburghese, la holding Sintonia che venne poi trasferita in Italia per con motivazioni puramente economiche disse l’azienda.

“La decisione è maturata a seguito della recessione globale iniziata nel 2008 che non ha consentito alla società di raggiungere l’ obiettivo iniziale di attrarre nuovi investitori esteri”.

Così scriveva il gruppo Benetton ma ora secondo quanto riporta L’Espresso il rimpatrio di Sintonia sarebbe il frutto di un’indagine fiscale condotta dalle Fiamme Gialle di Milano per “estero-vestizione” nel decennio 2001-2011. Sintonia, secondo l’ accusa, era una società di comodo creata per minimizzare le tasse sugli utili prodotti in Italia. Nel 2012 il patteggiamento con l’Agenzia delle Entrate che ha rinunciato a contestare i conteggi degli utili dichiarati in Lussemburgo, quantificati da Sintonia in 50 milioni di euro e in cambio, il gruppo Benetton ha pagato 12 milioni e ha trasferito la holding dal Lussemburgo a Milano.

Ma non solo in Lussemburgo. Nelle carte riservate dei paradisi fiscali, rivelate dal consorzio giornalistico Icij di cui fa parte l’ Espresso, compaiono società estere con il marchio Benetton come “United Colors of Aruba NV Benetton” e “United Colors of Aruba” che risultano attive fin dal 1990. Il gruppo Benetton si è difeso affermando che tutte quelle offshore anonime sono dei rivenditori esterni.

“Nessuna delle società elencate appartiene al gruppo Benetton. Si tratta di società costituite in loco dagli agenti o clienti che nei vari paesi acquistano e rivendono la merce con il marchio United Colors of Benetton”.