Professioni: chi vince e chi perde e le competenze più richieste dal mercato del lavoro

1 Luglio 2019, di Alessandra Caparello

Analisti e progettisti software sono le figure professionali cresciute più di tutte negli ultimi cinque anni, ben 33,7 mila unità tra il 2014 e il 2018 e  di queste oltre 10 mila solo lo scorso anno. I numeri sono quelli dell’Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro dal titolo “I fabbisogni professionali delle imprese. L’analisi della domanda di professioni del futuro: hard e soft skill”.

L’indagine ha lo scopo di analizzare le prime dieci professioni “vincenti”, che dal 2014 al 2018 hanno registrato la maggiore crescita (+1.151,4 milioni di posizioni lavorative), e quelle considerate invece “perdenti”, che sono state spiazzate dall’evoluzione tecnologica o da fenomeni di crisi.
Nelle prime in cima troviamo come detto sopra analisti e progettisti software, seguiti da contabili e professioni assimilate (+24,8 mila), disegnatori industriali (+21,7 mila), professioni sanitarie riabilitative (+21,2%) etecnici esperti in applicazioni (+20 mila) e i programmatori (+13,5 mila). Diverse la loro collocazione geografica: se nelle regioni del Nord in testa alla classifica si trovano le professioni legate alla rivoluzione tecnologica, nel Mezzogiorno risultano vincenti i white job, legati ai lavori specialistici socio-sanitari.

Per quanto riguarda la professioni “perdenti”, quella che ha registrato la maggiore contrazione della domanda è quella degli addetti all’immissione dati (-172,1 unità negli ultimi 5 anni), la cui scomparsa è imputabile alla diffusione dei processi telematici di acquisizione delle informazioni. A seguire troviamo gli esercenti alle vendite al minuto, diminuiti di 89,5 mila unità e a seguire gli specialisti in contabilità e problemi finanziari (-37,2 mila).

Il rapporto redatto dall’Osservatorio si focalizza anche sulle caratteristiche richieste e ritenute indispensabili dalle imprese nel momento in cui decidono di assumere. Nel dettaglio tra le soft skill più importanti troviamo: essere persistenti, riconoscere i problemi e avere la capacità di lavorare in gruppo. Soft skill che possono incidere anche sulle retribuzioni d’ingresso: ad esempio, continua l’Osservatorio, l’aumento in busta paga è del 25,1% relativamente al requisito della persistenza, dell’8,4% del primo stipendio per l’attitudine a riconoscere problemi e al 6,3% per la capacità di lavorare in gruppo.