Private banking, perché investire nel private debt con il fintech

11 Novembre 2022, di Redazione Wall Street Italia

di Barbara Marocchi, Head of Institutional Sales di CrescItalia

Negli ultimi anni il tradizionale canale di finanziamento bancario è diventato sempre più inaccessibile per le piccole e medie imprese italiane. Infatti, a causa del nuovo contesto normativo europeo e in particolare con l’introduzione dei criteri di Basilea II e III, per le banche è diventato sempre più oneroso in termini di assorbimento del capitale servire questo tipo di clientela. Secondo un recente report di Tink, la percentuale di banche italiane che ha inasprito i criteri di accesso al credito alle imprese ha raggiunto il 73%: tra le motivazioni principali vengono identificate l’impossibilità di stimare i costi variabili (38%), la difficoltà di classificare i comportamenti a rischio (35%), l’incapacità di verificare il patrimonio (31%) e di accedere allo storico dei pagamenti (29%).

Dedicandosi sempre più ai finanziamenti alle imprese con uno standing più elevato, un’ampia fetta di pmi è rimasta esclusa, dunque, dal canale di accesso al credito di tipo tradizionale. Ma si tratta di un mercato destinato a crescere: le imprese hanno bisogno di liquidità, soprattutto in questa fase storica di rincaro del costo dell’energia e delle materie prime, e questo segmento, non più presidiato come un tempo dal sistema bancario, può invece rappresentare un’opportunità per gli investitori che si rivolgono al fintech.

Fintech e pmi

In questo contesto si è inserito, infatti, negli ultimi anni, il mondo del fintech, complice anche l’effetto della pandemia sull’accelerazione della diffusione della tecnologia e della digitalizzazione dei processi. Non essendo soggetti agli stessi vincoli di bilancio delle banche, gli operatori fintech riescono a fornire alle pmi le soluzioni di cui hanno bisogno per accedere alla liquidità, portando investimenti nell’economia reale.

Secondo i dati diffusi da ItaliaFintech, l’associazione italiana dei principali imprenditori nel settore fintech, nei primi 6 mesi del 2022 sono stati erogati 2,3 miliardi di euro di finanziamenti a medio lungo termine alle imprese grazie alle piattaforme fintech, in crescita rispetto al miliardo e mezzo dell’anno precedente (49% in più del primo semestre 2021), con un forte incremento di aziende finanziate che passano da 4.266 a 5.935 nel 2022 (39% in più del primo semestre 2021).

Private debt e private banking

Si tratta, dunque, di un mercato in continua espansione: per gli investitori, gli strumenti di private debt sono sempre più interessanti, in particolare nelle forme di finanziamento del debito e lending fornite tramite il fintech.

Inoltre, il rialzo dei tassi lo rende ancora più appetibile in termini di redditività. Senza contare che il mercato del private debt non è correlato ai mercati quotati ed è, dunque, meno volatile. A fronte di un investimento più illiquido, infatti, all’investitore viene garantita una maggiore stabilità nel suo portafoglio, cosa che invece i mercati quotati, in perdita dall’inizio della guerra in Ucraina, non riescono a garantire.

Quindi, alla luce delle condizioni economico-finanziarie attuali, per gli istituzionali, ma anche HNWI, family office e investitori del private banking, il fintech rappresenta lo strumento ideale per investire nell’economia reale delle PMI. È ciò che stiamo osservando in CrescItalia, fintech che si pone come «cerniera» tra il mondo delle PMI e gli investitori, offrendo soluzioni finanziarie di breve e medio-lungo termine tipiche dei private markets (in particolare crediti commerciali e lending).

Nei confronti di investitori interessati a soluzioni innovative di private debt, CrescItalia si pone come partner specializzato dal track record pluriennale, in grado di strutturare soluzioni finanziarie personalizzate tramite fondi alternativi e cartolarizzazioni.

Tra i vantaggi di operare con un partner fintech ci sono inoltre la maggiore trasparenza (in Crescitalia diamo addirittura agli investitori un accesso riservato per monitorare il proprio portafoglio di investimenti in tempo reale), la rapidità nell’erogare il credito ( dunque la capacità di processare tante richieste in breve tempo e garantire così il rapido impiego del capitale investito) e l’efficienza del processo, che consente agli investitori di ottemperare qualsiasi esigenza gestionale, di compliance e normativa relativa all’investimento in credito.

CrescItalia è in grado di offrire agli investitori più prudenti soluzioni che possono prevedere anche la copertura del capitale investito: fino al 100% nel caso dei crediti commerciali (tramite assicurazione dal rischio insolvenza con primarie Compagnie internazionali specializzate) e fino all’80% sul lending (tramite coperture di confidi/medio credito centrale).

L’esempio di CrescItalia può essere simbolico per analizzare un mondo che sta crescendo sempre più. Il fintech si sta espandendo in spazi di mercato lasciati vuoti dal tradizionale canale bancario, offrendo sostegno alle pmi e, al tempo stesso, interessanti opportunità per investitori propensi al private debt, grazie a fattori quali migliore redditività e stabilità del portafoglio.